LAVENA PONTE TRESA – Panini nostrani ma anche gustosi kebab. Secondo l’accusa l’ex capo della polizia locale di Lavena Ponte Tresa non disdegnava nulla. Per gli inquirenti il pubblico ufficiale, arrestato (e messo ai domiciliari) dai militari della Guardia di Finanza di Luino nel settembre 2020 in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Varese, avrebbe favorito sfruttando il proprio incarico commercianti e ambulanti in cambio di regalie.
Cibo e vacanze
Nello specifico la pratica contestata dall’accusa avrebbe visto l’ex comandante chiudere un occhio sulle infrazioni rilevate o applicare uno sconticino sulla multa comminata incassandone solo una parte, in cambio di cibo e generi alimentari (raccolti in borsoni) e vacanze gratuite all’estero. Gli inquirenti parlano addirittura di sistematica somministrazione di pasti gratuiti andata avanti per anni.
Il mangione
Una pratica che era valsa al pubblico ufficiale l’appellativo di “mangione”. Che, visto l’illecito contestato, l’uomo, assistito dall’avvocato Marco Lacchin risponde di corruzione insieme ad altre quattro persone, si presta ad una duplice lettura.
Oggi, giovedì 12 dicembre, l’ex comandante è comparso davanti al Gup di Varese in sede di udienza preliminare. Il processo, con rito abbreviato, è stato aggiornato a fine febbraio quando è probabile la discussione delle parti.
Corruzione, arrestato comandante della polizia locale di Lavena Ponte Tresa
