Manfrinati perde la potestà genitoriale. Lavinia Limido: «Mio figlio al sicuro»

Nella foto Lavinia Limido con l'avvocato Fabio Ambrosetti

VARESEMarco Manfrinati perde la potestà genitoriale sul figlio. Il bambino è stato affidato in via esclusiva alla madre Lavinia Limido, contestualmente è decaduto anche l’affidamento del minore ai Servizi Sociali di Varese. La causa di separazione tra i due ex coniugi si è chiusa con il completo accoglimento delle richieste di Lavinia Limido e la condanna per Manfrinati al pagamento di tutte le spese.

La violenza di via Menotti

La sentenza è importante perché non tratta di una normale separazione difficile. Manfrinati è infatti a processo davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Varese per l’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido e il tentato omicidio dell’ex moglie Lavinia consumatisi il 6 maggio 2024 in via Menotti a Varese. L’ex avvocato bustocco 42enne è stato arrestato in flagranza di reato (c’è un video molto nitido dell’aggressione al coltello che lo ha visto protagonista) e nei mesi, nel corso delle udienze, ha sempre dichiarato di essere “esploso” perché il figlio minore gli era stato sottratto. Dato falso come comprovato anche dall’archiviazione della sua denuncia per sottrazione di minore a carico dell’ex moglie e dei famigliari stabilita dalla procura di Busto Arsizio.

Mio figlio al sicuro

Parallelamente al processo penale è andata avanti anche la causa civile per la separazione. La decisione di affidare il minore in via esclusiva alla madre e di far decadere la potestà genitoriale per il 42enne allevia, almeno in parte, il dolore per quanto accaduto a Lavinia e alla sua famiglia. «Mio figlio – spiega infatti Limido – adesso è al sicuro. In questo momento questa sentenza ci voleva». Il bene del figlio «è sempre stato il mio obiettivo primario» per questo Lavinia, una volta realizzati i «maltrattamenti psicologici che subivo da moglie» è fuggita portando il bambino con sé. In aula, davanti alle domande dei difensori di Manfrinati sul perché fosse quanto meno preoccupata durante gli incontri tra padre e figlio regolati dal tribunale durante la separazione Limido ha sottolineato l’ovvio: «perché, come dimostra ciò che è accaduto il 6 maggio, Manfrinati è pericoloso». Ora il sollievo è tutto per il bambino: «che, nonostante sia così piccolo, ha già avuto dei contatti con la vita e la morte che la maggior parte delle persone non subirà mai. La sentenza mi aiuta in quanto io ho la responsabilità di fare in modo che mio figlio sia sereno e felice tenendolo lontano da tutto ciò che potrebbe turbarlo, come ad esempio il carcere».

Evitare traumi al bambino

Un padre del quale «nessuno, ne io ne la mia famiglia, nonostante ciò che ha fatto, parla male al bambino. Non vogliamo in alcun modo creare traumi ulteriori», tanto che Lavinia stessa ha spiegato in aula di avere «un cassetto nel quale conserva tracce dei momenti felici condivisi tra padre e figlio affinché il bambino non abbia un brutto ricordo del padre. Questo sempre nel suo interesse, per proteggerlo». Manfrinati, nel frattempo, ha ottenuto di essere sottoposto a perizia psichiatrica per valutarne la capacità di intendere e di volere al momento del fatto e la pericolosità sociale dalla Corte, l’esito sarà discusso il prossimo 24 aprile. La famiglia Limido, parte civile con l’assistenza dell’avvocato Fabio Ambrosetti, si è sempre opposta nella convinzione che Manfrinati fosse perfettamente cosciente delle proprie azioni premeditate e “anticipate” da una lunga serie di atti persecutori nei confronti dell’ex moglie e degli ex suoceri per i quali è già stato condannato. «Per il momento l’importante è che mio figlio sia protetto, al sicuro. E la sentenza di separazione garantisce proprio questo», conclude Lavinia.

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