#lavueltaamimanera: Santander, l’imperdibile cena con Manolo e i segreti

#lavueltaamimanera Vuelta Santander Manolo Saiz

Lo sapevo! Non avevo dubbi che a Santander sarebbe stata veramente una serata da #lavueltaamimanera. Ainara già da giorni s’era messa all’opera per organizzare la cena con Manolo. Manolo è Saiz. Per molti un demonio del ciclismo. Per me un amico, un tecnico visionario, uno dei pochi maestri di ciclismo. Certo Manolo ha un carattere forte, ha personalità da leader, è diretto e schietto. Non tutti possono andare d’accordo.

Gruppo ristretto

Appuntamento alle 22, orario davvero spagnolo, alla Bodega del Riojano. Ristorantone classico, bello. Pattuglia ristretta: lui, “Fala”, Ainara, Domingo e io. Manolo si muove da capo, da padrone di casa. Gesti lenti, occhiate profonde, voce bassa. Chiede a noi come va la Vuelta, fa finta di non esser aggiornato ma poi si accende. Racconta aneddoti e storie, analizza la corsa, spiega, fa battute, confida gustosi segreti. Non ci sono giornalisti, ma compagni di squadra. Complici con un patto militaresco: da qui non esce nulla di quello di cui si parla.

La regola spagnola: compartir

Con il cibo, invece, si segue la “regola spagnola”: qualche antipasto da condividere (para compartir) e un piatto principale a testa. La “tortilla con salsa de callo” è da applausi. Lo stesso per il “matrimonio”. La steak tartare, preparata con teatralità, è piccante oltre misura, infernale. Il vino? Un tinto fantastico.

Ora a Oviedo

Oggi, invece, dopo un trasferimento di oltre due ora da Santander c’è la tappa. In serata invece ecco Oviedo, calle Gascona meglio conosciuta come “boulevar de la sidra”. La prima volat che ci vai non sai dove mettere i piedi senza scivolare su pavimenti che, eufemisticamente, potremmo dire sporchi. Poi non sai come ripararti dagli schizzi del sidro versato dall’alto. Eh si, perché qui siamo nella capitale di questa bevanda. Il problema è la cena. I piatti tipici, “fabada asturiana” su tutti, non sono dei più leggeri. Dormire poi non è facile. E domani c’è un’altra tappa impegnativa. Ameno non addormentarsi in sala stampa.

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