Alle domande, che mi frullano in testa da tempo su queste tappe italiane della Vuelta, non riesco a dare una risposta. Perché a Torino, che ha un centro storico bellissimo, la corsa ha riservato solo la presentazione giovedì sera? Non si meritava che la prima tappa, partenza e arrivo, fosse proprio qui? Un prologo non sarebbe stato molto più spettacolare della Venaria Reale-Novara? Uno può dire: bisognava fare una tappa in linea e passare per forza da Valdengo il cui sindaco è l’onorevole Roberto Pella che è pure l’iperattivo presidente della Lega Ciclismo Professionisti. E pazienza se si muove come il presidente ombra della Federciclo. Allora si poteva fare il traguardo volante nel suo paese e poi un circuito cittadino, qui a Torino. Poi, perché Ceres (che ovviamente non ha nulla a che fare con la nota birra)? Non lo so. Ma, con tutto il rispetto per questo per la gente di questa comunità, il Piemonte che è l’entità che mette il grano, che finanzia la partenza, non aveva un posto più attrattivo da proporre?
La Rai assente
Non faccio a tempo a farmi una domanda che già me ne viene un’altra: proporre a chi? Eh già, perché agli sponsor quello che più interessa è finire in tv. Ma la tv, almeno quella pubblica, ovvero la Rai, da anni alla Vuelta non c’è. Non acquista i diritti per la trasmissione. C’è Eurosport, tv privata, che per vederla devi pagare. Non è per tutti, l’audience è certamente limitata. Tra l’altro dal primo di luglio i due canali del gruppo Discovery (Eurosport 1 e 2) non sono più visibili sulla piattaforma di Sky Italia.
E i giornali scappano
Restano i giornali, ma con cronache e spazi risicati, striminziti. Un po’ di cronaca e via. Ma anche i giornali e chi li dirige, gli italiani perlomeno, sono belli strani. In questi giorni piemontesi qualcuno è presente, ma da stasera, dopo 3 tappe su 21, ammaineranno la bandiera. Gli inviati torneranno in redazione. Non seguiranno più la corsa e, inevitabilmente, gli spazi si ridurranno ulteriormente. Non per noi di Malpensa24. Noi andremo a Madrid, costi quel che costi e come è giusto che sia per la seconda corsa a tappe più importante al mondo. La prima, inavvicinabile, resta il Tour de France.
Ma poi, immaginate la telecronaca di una partita di calcio. Dopo 15-20 minuti il telecronista annuncia: “Ok, io vado. La mia cronaca è finita. Devo rientrare in redazione. Ora guardatevi la partita senza commento oppure cambiate canale”. Sarebbe possibile?
Bella vita
Siccome a farsi troppe domande a volte ci si fa male e un po’ di ignoranza aiuta, ecco che a certo punto scatta l’ora della #lavueltaamimanera. Bisogna staccare perché il bello di una corsa – soprattutto a tappe – spesso è quello che gli ruota attorno: le persone, i luoghi, le situazioni.
Più di una volta, quando avevo la maglia rosa (non da corridore, ovviamente), mi sono sentito dire da qualche capetto dell’epoca, che la mia qualità migliore era saper scegliere ristoranti e hotel giusti. Una battuta, ovvio. Ma quando una battuta viene ripetuta pervicacemente perde l’ironia. Diventa un tentativo di ferire. Ma, fortunatamente, ho la pelle troppo dura e la testa troppo forte. Per ferirmi serve altro. Risolvevo la situazione con uno sguardo di compatimento e una considerazione vicina allo zero assoluto.
Parliamo solo di ciclismo
Poi saper scegliere i posti e le persone migliori per il fuoricorsa è una brutta cosa? Certo che no. La mia pattuglia alla Vuelta è consolidata da tempo: Ainara, Domingo, Carlos, Jordi, Dani, Josué… Attorno a questo zoccolo duro, che sono anche i miei insegnanti di spagnolo, ruotano altri. Tutti con un comandamento che mi ha insegnato Tom Boonen: “Ricordati che alla fine parliamo di ciclismo, non di questioni esistenziali. Non delle sorti del mondo. Non siamo alla guerra”. Già, bisogna saper sorridere. Vivere. E la cena di ieri sera a Cuneo, tra girello di vitello in salsa tonnata, ravioli del plin, rollatina di pollo ai peperoni e mousse di cioccolato bianco alla lavanda con mirtilli freschi va in questa direzione.
E le tappe? Che le facciano come vogliono. Io devo già pensare a come cavarmela domani: raggiungere Figueres, in Spagna, dove mercoledì ci sarà la cronosquadre, la TTT come dicono quelli bravi, non è un’escursione.

