BUSTO ARSIZIO – Sono ottomila i quadrati di lana realizzati all’uncinetto cuciti insieme per formare le duemila coperte che domenica 22 ottobre ricopriranno, con due strati (“cubano” qualcosa come 2000 metri quadrati di coperte) la piazza San Giovanni. È l’impresa compiuta da Viva Vittoria, l’opera relazionale condivisa che dopo 18 mesi di intenso lavoro verrà svelata nella piazza centrale della città. Busto Arsizio è l’ennesima piazza che ospita questo progetto nato nel 2015 a Brescia. Le coperte verranno messe in vendita (offerta libera, minimo 20 euro) per consentire alla Lilt varesina di acquistare un ecografo mobile per portare le visite di prevenzione per la diagnosi precoce del tumore al seno in giro per la provincia.
L’impresa

Le “vittorie”, le donne che hanno lavorato all’uncinetto per realizzare i quadrati, sono state tantissime: «Abbiamo intercettato la voglia di fare le cose insieme, tante persone che hanno voglia fare, di stare insieme, di mettersi in gioco – snocciola Maria Giovanna Massironi, la portavoce del gruppo di Viva Vittoria di Busto Arsizio – abbiamo superato i campanilismi, abbiamo ricevuto quadrati da tutta Italia, siamo andati nelle scuole, in carcere, abbiamo coinvolto gruppi, Lions club, realtà associative e culturali. Abbiamo fatto inclusione, siamo stati ponte tra generazioni, abbiamo incanalato energia positiva dal territorio. E con le nostre volontarie siamo state nelle scuole a insegnare l’uncinetto e a parlare di prevenzione. Un patrimonio umano, relazionale, tecnico, che non può andare perso». L’assessore Reguzzoni non vuole farselo scappare: «Le coinvolgerò subito in altri progetti» promette. Una sfida che ha superato anche i confini, grazie alle donne della caserma Nato “Ugo Mara”: «Sono arrivati quadrati dalla Lettonia, dalla Lituania e da altri Paesi europei» rivelano alcune volontarie di Viva Vittoria.
Oltre le aspettative

«Non mi aspettavo il coinvolgimento massivo che c’è stato – ammette l’assessore all’inclusione sociale Paola Reguzzoni – prima i bar e i negozi invasi di donazioni di gomitoli di lana, poi il proliferare di donne che lavoravano per ricavarne i quadrati, anche donne anziane sole che hanno trovato un motivo e uno scopo per uscire dall’isolamento dell’età e del Covid. Erano meno di una decina alla partenza, sono diventate una marea. Ed è un patrimonio umano da non disperdere questa onda di energia di donne diversamente giovani che hanno compiuto un’impresa che il doppio di ragazzi ventenni non sarebbero riusciti». Il presidente della Lilt varesina Ivanoe Pellerin la definisce «una valanga di relazioni, impegni e buoni sentimenti che ha invaso Busto e tutto il territorio», mentre il sindaco Emanuele Antonelli, dopo aver scherzosamente tirato le orecchie alle “vittorie” («non avete insegnato al sindaco…»), fa notare che «queste volontarie sono un esempio, che ha aperto tanti occhi e che ci darà una mano a trovare altri volontari».
La gara di generosità
Le duemila coperte stanno per essere stipate in un negozio di piazza Lucio Flauto. Domenica 22 ottobre (oppure, in caso di maltempo, il 29 ottobre) a partire dalle 6.30, una «catena umana simbolica e iconica» (il sindaco Emanuele Antonelli e l’assessore Paola Reguzzoni hanno garantito la loro presenza) le porterà in piazza dove, dalle 9 alle 19, saranno stese sul selciato davanti alla Basilica e messe in vendita ad offerta libera (minimo 20 euro). «Noi abbiamo fatto il possibile e l’impossibile, adesso tocca ai nostri concittadini un altro piccolo passo ed essere ancora più generosi» l’appello di Giovanna Massironi. Nei giorni successivi potranno essere acquistate anche nel punto Viva Vittoria in piazza Flauto, ed è già in programma un’ulteriore giornata di vendita a Milano, in un’azienda che ha collaborato all’iniziativa. «Sono orgogliosa di questa impresa, e se avanzasse qualche coperta invenduta – fa sapere l’assessore Reguzzoni – mi piacerebbe che arrivassero al reparto oncologico dell’ospedale di Busto, magari grazie a qualche risparmio dei servizi sociali. Queste coperte hanno un’energia positiva nel filo che le ha unite e portano bene».
La sfida “extra”
Oltre alle finalità di sensibilizzazione «contro la violenza sulle donne e la violenza che il tumore al seno fa al corpo di una donna», Paola Reguzzoni coglie l’occasione per rilanciare la battaglia per «abbassare l’età dello screening almeno a 45 anni. Non sono più di parte perché ho fatto 50 anni, ma salverebbe tante vite». Con la Lilt sfonda una porta aperta: «È un impegno condiviso dalla LILT nazionale» sottolinea il presidente Pellerin.
