di Federico Bianchessi
Questa Non Opinione riguarda gli spiacevoli fatti recentemente avvenuti a Busto Arsizio. Violenze, risse giovanili, attacchi agli agenti di Polizia, lanci di bottiglie, insulti, danni a un locale pubblico e alle auto in sosta. Come da regola di queste note, evito nel modo più assoluto di prendere parte alla polemica politica seguita alla vicenda circa la questione di come tutelare la sicurezza dei cittadini. Sono intervenuti esponenti autorevoli di istituzioni e forze politiche, ognuno del resto può giudicare da sé. A spingermi a scrivere queste righe è stata invece una diversa curiosità su questo tema.
Non sono di Busto Arsizio e non vi ho mai abitato, ma la frequento abbastanza spesso per motivi familiari e ho diversi amici bustocchi. E’ sempre stata una città laboriosa e tranquilla, ma, anche se i tempi sono cambiati ovunque, è rimasta per fortuna relativamente esente dalle conseguenze più vistose di quella degenerazione di cui sono vittime tante altre realtà urbani, tanti quartieri non soltanto periferici delle città e tante periferie. Non avrebbe senso cercare paragoni con metropoli enormi e complesse come le aree parigine o londinesi, e a dire il vero nemmeno con Milano, perché la dimensione in questo caso fa la differenza anche qualitativa.
Per tentare un paragone, ho pensato alla famosa definizione di Busto Arsizio quando era uno dei più importanti poli di industria tessile nazionale. A volte, qualcuno ancora la chiama così, anche se quell’epoca d’oro (e anche di smog e acque inquinate) è tramontata da un po’. La Manchester d’Italia. Dal momento che la crisi del tessile non ha riguardato soltanto noi, ma tutta l’Europa quantomeno occidentale, ho voluto tentare un piccolo confronto su come se la passa la Busto d’Inghilterra in tema di violenza cittadina.
Manchester è più grossa di Busto, ha oltre mezzo milione d’abitanti e già basterebbe accennare a un confronto calcistico per riconoscere il diverso peso demografico ma anche economico. Tuttavia, in fatto di modifiche del tessuto sociale, di crisi industriale, di trasformazione della società, di immigrazione, di qualità generale della vita, le due realtà si possono specchiare l’una nell’altra. E anche per l’argomento di queste osservazioni. Nate da una banale ricerca su internet, digitando semplicemente ‘Manchester violence youth’, e ‘Busto violenza giovani’. Invito a provare.

I risultati della prima ricerca portano alla ribalta una quantità di iniziative dirette a prevenire gli episodi di violenza – rapine, abusi, aggressioni a scopo sessuale, in casa e fuori, contro donne ma anche giovani uomini -, a formare e preparare servizi in ambito pubblico e in collaborazione con privati e anche università. Vi sono dati, anche pesanti, vi sono casi eclatanti, lasciando da parte i danni provocati dagli ultras calcistici delle due squadre di casa e dagli avversari. Ma non c’è enfasi politica e men che meno eco di polemiche, al contrario si ricava l’immagine di una città impegnata ad affrontare una situazione potenzialmente esplosiva con gli strumenti di una cultura pragmatica che coinvolge la sanità, il mondo dell’istruzione, del volontariato, della giustizia minorile, secondo una strategia della ‘Grande Manchester’ intitolata ‘Più grande della violenza’, guidata dal sindaco e dal vicesindaco. Un intero sito indica le modalità di accesso, su due pilastri: prevenire e intervenire in modo rapido e appropriato. Anche la Polizia ha varato un suo programma rivolto ai ragazzi tra i 10 e i 17 anni.
Esistono poi associazioni di famiglie costituite su questo problema che si manifesta in particolare con aggressioni al coltello. Dal 2020, nella sola Grande Manchester gli episodi sono stati in media una dozzina al giorno. Ma da un anno, sono in calo di oltre il 16 per cento (a Londra nello stesso periodo sono aumentati del 21) grazie alle strategie di prevenzione. Non occorre entrare nel merito, articolato e complesso, perché l’aspetto più rilevante riguarda proprio l’atteggiamento complessivo delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della stessa informazione. Non c’è traccia di polemiche, nessuna richiesta di inasprimento delle pene o di mobilitazione della polizia, men che meno di mandare militari armati per le strade in funzione anticriminalità.
Digitando le stesse parole per ‘Busto’, al contrario, si è sommersi da un diluvio di accuse e contraccuse, dichiarazioni pro e contro gli immigrati, elogi alle forze dell’ordine e insulti agli avversari politici, una gara a chi alza più la voce – anche mediatica. E’ quasi una parafrasi della stessa violenza contro la quale si pretende di scagliarsi. Nessuna indicazione, salvo blindare ‘zone rosse’ e prefigurare un clima da coprifuoco, su come prevenire queste esplosioni violente e come affrontarle efficacemente e tempestivamente.
La Non Opinione non difende o contesta altre opinioni: ognuna ha le sue ragioni. Si dirà che a Manchester hanno già attuato le tante cose che ancora Busto – e Varese, o Gallarate, per restare sotto casa – non ha messo in campo? Se è così, a maggior ragione, vale la pena dare un’occhiata alla ‘Busto inglese’, e vedere se non sarebbe utile rispolverare in chiave civile e sociale il mito della ‘Manchester d’Italia’.
