Le sorti del governo e il cavallo di Troia

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Governo Meloni in carica per l'intero quinquennio?

di Gian Franco Bottini

Le elezioni europee hanno lasciato nel nostro governo un po’ di scorie che nel tempo potrebbero influire sulla sua tenuta, che oggi è solo disturbata, e non certo minacciata, dalle ricorrenti “birichinate” dei suoi ministri; compresa quella di questi giorni sull’imbarazzante caso Sangiuliano. Le scorie suaccennate nascono dalla posizione assunta dalla nostra Premier (o più probabilmente impostagli dal suo gruppo) esterna alla maggioranza Ursula. Una decisione assorbita con qualche nervosismo all’interno della sua maggioranza, in particolare da Forza Italia.

La nostra Premier non perde occasioni per riaffermare la convinzione che il suo governo durerà l’intero quinquennio e anche i suoi alleati le fanno sponda, ma francamente, per ragioni diverse, con un po’ di timidezza.

Salvini, perché dopo aver “portato a casa la ghirba” (appropriata espressione militaresca) con i voti del generale Vannacci, oggi se lo ritrova pronto a crearsi una sua indipendenza, che, comunque la vedi, sarebbe nefasta per la Lega . Il Capitano, assecondandolo per non perderlo, si troverebbe trascinato, sia in Italia che in Europa, verso estremismi non certo congeniali al suo partito e ai suoi elettori tradizionali. Non assecondandolo analogamente si troverebbe in Italia falcidiato dei consensi vannacciani e in Europa mutilato nella rappresentanza .

Tajani pare invece essere il più indispettito per la decisione della Premier avendo sperato che, con un diverso posizionamento del gruppo meloniano, sarebbe riuscito a dare una fisionomia meno destrorsa a tutto il nostro governo. In aggiunta, per il buon Tajani non deve essere stata una passeggiata la convocazione agostana da parte dei fratelli Berlusconi (dopo che questi non si erano fatti mancare qualche plateale schiacciatina d’occhio alla sinistra); un incontro avvenuto alla presenza del “vecchio” Letta, che quando c’è ”son cose grosse”. Chi se ne intende degli umori della “famiglia” parla di un calo di simpatie nei confronti della Premier e di qualche “suggerimento” politico dato per il futuro di Forza Italia. Certo è che dopo le elezioni europee quella fascia elettorale che chiamiamo Centro, risulta ancor più definita ma ancor più sguarnita di rappresentanza, a riprova del crescente astensionismo.

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Gian Franco Bottini

Uno sguardo a sinistra ci dice poi che il Partito Democratico, visti gli ultimi risultati elettorali, pare essersi assestato dietro a una Segretaria che ha sicuramente accresciuta la propria credibilità. La sua è una opposizione moderatamente barricadera, quasi stesse sottoponendo il partito ad un maquillage per ritornare ad essere un buon vicino di casa per un Centro di quelli “di una volta”; quello che fu di Berlusconi con il quale , quando finì di chiamarli “comunisti”, si parlarono assai di frequente.

Si chiedeva qualche giorno fa un nostro Opinionista cosa intendesse fare Matteo Renzi in questo contesto e con i suoi ultimo contorsionismi. Curiosità legittima dopo che il “nostro”, ridotto allo “zero virgola” dopo le sue molte discutibili escursioni a destra e a manca, pare oggi voler “umilmente” ritornare “con il cappello in mano” alla corte del Partito Democratico. L’amico Opinionista faceva anche una ipotesi: che Renzi avesse come obbiettivo quello di intralciare il ritrito tentativo di Campo Largo fra PD e 5Stelle, senza porsi però la domanda “cui prodest?”

E allora consentite anche a noi di lavorare di fantasia ricordando che, al di la dei suoi insuccessi elettorali, a Renzi viene quasi universalmente riconosciuta una grande fantasia politica ed una elevata abilità comunicativa. Di queste caratteristiche era un sincero estimatore anche la buonanima di Berlusconi, che potrebbe aver trasferito questo sentimento anche nei propri eredi. Ipotizziamo che, riprendendo i discorsi di poc’anzi, Forza Italia si ponesse come obbiettivo quello di dare uno strappetto alla attuale maggioranza nella quale, dopo le elezioni europee, si sente inevitabilmente e fastidiosamente comprimaria e puntasse a rimpossessarsi di quel Centro del quale si ritiene legittimamente il maggior pretendente.

E’ chiaro che se l’operazione sortisse risultati apprezzabili presumibilmente si opererebbe una rottura nell’attuale governo e l’ipotesi alternativa potrebbe essere un centro-sinistra, libero comunque da inaccettabili situazioni tipo Campo Largo. Avremmo in questo caso trovato “cui prodest” l’operazione di Renzi e chi meglio di lui, con la sua abilità e sfrontatezza, potrebbe oggi essere il “cavallo di Troia” della circostanza?

Con queste nostre fantasie non vorremmo aver creato ansie nella nostra Premier, alle prese con i turbamenti sentimentali dei suoi ministri; ma non vorremmo nemmeno aver creato dei malintesi avendo usato per Renzi il riferimento omerico di cui sopra. Vi assicuriamo di esserci impegnati a fondo ma di non aver trovato, malgrado i nostri sforzi, una immagine alternativa che potesse così precisamente illustrare la fantasia che avevamo descritta.

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