E adesso cosa vuole combinare Matteo Renzi?

Matteo Renzi con Matteo Ricci e Myrta Merlino alla Festa dell'Unità di Pesaro

“Non ce l’ha chiesto il dottore di fare l’alleanza, l’ha proposto Elly Schlein con un atto di intelligenza politica”. Parola di Matteo Renzi, aspirante componente del campo largo. Galeotta fu la ormai celebre “partita del cuore” della Nazionale dei politici, con Ignazio La Russa CT e il luinese Andrea Pellicini bomber, in cui il flirt sul terreno di gioco tra la segretaria del PD e l’ex “Rottamatore” fu immortalato dai flash. Da allora la pallina sul piano inclinato (da Renzi) ha iniziato a scorrere veloce, fino a portarlo sul palco della Festa dell’Unità di Baia Flaminia a Pesaro, ospite dell’europarlamentare ed ex sindaco – tendenza Bonaccini all’ultimo congresso – Matteo Ricci.

“Renzi? È giusto che torni nel campo largo, purché non si allarghi come al solito” dice (lo riporta “Il Foglio”) il cuoco con la barba bianca della Festa pesarese. Dal popolo Dem, Matteo Renzi è stato incoronato (fu votato segretario con il 70% al congresso) e poi ripudiato. Ha portato il PD al 41% alle europee 2014 ma anche alla disfatta elettorale del 2018, che aprì le porte di Palazzo Chigi al Movimento Cinque Stelle. Poi con Italia Viva ha sostenuto il Conte-bis insieme al PD, per poi disarcionarlo e aprire le porte al governo Draghi. Ora, fallito il progetto del Terzo Polo, bocciato dagli elettori a causa della incomprensibile divisione tra Stati Uniti d’Europa e Azione alle europee, una nuova giravolta. La spregiudicatezza politica è da sempre il suo pane, sin da quando, da sindaco di Firenze, andò ad Arcore da Silvio Berlusconi, ancora premier, suscitando l’indignazione della sinistra PD. Non c’è da stupirsi se il Matteo di Rignano prova ancora una volta una “mossa del cavallo” per tornare al centro della scena. Ci è riuscito, almeno mediaticamente, anche grazie all’intuizione di giocare sull’ambizione personale di Elly Schlein di poter diventare la prima donna premier di centrosinistra. Il leader M5S Giuseppe Conte, invece, non si fida: “Renzi ci fa perdere voti”.

Ma non capiscono questa mossa nemmeno molti dei militanti e degli elettori di Italia Viva: perché rimettersi con chi ci schifa e non la pensa come noi su molti temi cruciali, solo in funzione di una ammucchiata anti-Meloni? Per dire: a Genova, dove si vota a breve per le regionali, Italia Viva governa in città con il centrodestra di Bucci, mentre a Varese, dove a fine settembre ci sono le elezioni provinciali, si sta delineando una lista-laboratorio di centro con Forza Italia, Azione e i civici. Esattamente l’opposto dei passi verso sinistra che Renzi sta facendo a Roma. E allora, perché il campo largo?

Il ritorno di Matteo nel centrosinistra può far respirare l’area riformista del Pd – quella che aveva appoggiato Bonaccini al congresso e che in gran parte ha un passato “renziano” (vedi il nostro senatore Alfieri) – che si sentiva soffocata nell’abbraccio sinistro-sindacal-giustizialista tra Schlein, Fratoianni e Conte. Riportando verso il riformismo il baricentro del centrosinistra di governo. Non a caso è proprio il leader pentastellato a rischiare di finire ai margini, stretto tra il revanscismo di Beppe Grillo e il rospo Renzi da ingoiare nel campo largo. E allora sorge spontanea la domanda: non è che è proprio la “rottamazione” del campo largo il vero obiettivo di Matteo Renzi? La ricostruzione di un centrosinistra “vecchio stampo”, che guarda al centro – proprio come quando a guidarlo erano Prodi e lo stesso Renzi, ma anche D’Alema – e la marginalizzazione dei Cinque Stelle, il cui declino è stato sancito dal deludente risultato delle elezioni europee e il cui destino rischia di essere quello di Bertinotti vent’anni dopo.

Infatti il leader di Italia Viva punta tutto su Elly Schlein. Se questa operazione gli riesce, il premio potrebbe essere un ruolo istituzionale di primo piano in un prossimo governo di centrosinistra. Magari Ministro degli Esteri, per rafforzare quel profilo internazionale che Renzi non ha mai smesso di alimentare, oppure Ministro degli Interni, per mostrarsi decisionista e marcare la differenza con l’altro Matteo, Salvini, che del Viminale aveva fatto una bandiera. Un trampolino che potrebbe riaprire la rincorsa per tornare là dove si sentiva a casa, a Palazzo Chigi. E a quel punto, “Elly stai serena”… Sarebbe un colpo da maestro, da Maradona della politica. Il rischio è che, come suggerisce qualcuno che mastica di politica da una vita, faccia la fine di Dell’Omodarme, che a furia di dribblare dribbla anche se stesso.

Macron bella copia dell’ex Renzi

matteo renzi campo largo – MALPENSA24
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