LEGNANO – Una “pietra d’inciampo” per il legnanese don Mauro Bonzi (nella foto sopra). È stata collocata ieri, domenica 27 gennaio, all’ingresso del collegio arcivescovile “Pio XI” di Desio di cui il sacerdote fu rettore dal 1939 al 1944, anno in cui fu arrestato con l’accusa di aver nascosto armi all’interno del collegio e di avere agito a favore dei partigiani.
Unico sacerdote ambrosiano deportato dai nazisti
Dopo un periodo di detenzione nel carcere di San Vittore a Milano, il sacerdote fu deportato nel lager di Gries, presso Bolzano, e successivamente a Dachau. Dopo l’arrivo degli americani il 31 maggio 1945, riuscì a tornare a Legnano dopo un lungo e avventuroso viaggio. Il cardinale di Milano Schuster lo inviò come parroco a Lurago Marinone (Como) ma, stremato da una grave forma di tubercolosi contratta a Dachau, rinunciò e si ritirò nella sua città natale, dove morì il 29 aprile 1947. È sepolto nella cappella del clero del cimitero monumentale di Legnano; sulla sua lapide si trova la scritta “Vittima di Dachau”. Don Mauro Bonzi è stato l’unico sacerdote ambrosiano deportato in un campo di sterminio durante la seconda guerra mondiale.
Alla cerimonia di ieri hanno portato la loro testimonianza alcuni nipoti del sacerdote legnanese e il giornalista Saverio Clementi, autore del libro “Don Mauro Bonzi. Un prete nell’inferno di Dachau” (Edizioni Paoline) che ha ricordato quanto scritto dal cardinale Dionigi Tettamanzi nella prefazione: «Il sacerdote occupa, a pieno titolo, un posto nella schiera di quei “ribelli per amore” che sacrificarono la loro vita per aver privilegiato la solidarietà in un momento storico dominato dalla sopraffazione e dal disprezzo verso ogni valore umano».
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