LEGNANO – Pubblichiamo una nota dell’avvocato legnanese Federica Lo Torto, consulente giuslavorista di Fondazione Sant’Erasmo Ets, sulla cessione del Terzo Tempo Bistrò di Legnano, inaugurato nel dicembre del 2024 (nella foto, il taglio del nastro) alla società Mavi Srl di Milano. La cessione, in cui sono coinvolti dieci lavoratori, è avvenuta venerdì scorso, 6 febbraio, ad opera della Fondazione, che sta trattando la cessione alla stessa società anche del ramo d’azienda che ha per oggetto il centro cottura, dove sono occupati altri 9 dipendenti.
Epitaffio di un’impresa sociale
Oggi a Legnano è morto un sogno, un sogno bellissimo: un’impresa che fin dalla nascita puntava a creare utilità per i legnanesi, disdegnando il guadagno.
Ancora riecheggiano gli annunci roboanti dell’amministratore e del socio del Terzo settore, parole come “sostenibilità”, “solidarietà”, sono tuttora nell’aria. Il Comune non ha esitato ad intestarsi la paternità del progetto: rigenerare un quartiere attraverso l’attività dell’impresa sociale. Quanti applausi! Eppure, a poco più di un anno, qualcosa è già cambiato.
In silenzio, una mattina di questo febbraio si è consumato l’addio: i lavoratori dell’impresa sociale, in blocco, sono stati ceduti ad una società commerciale, la stessa attività si è riciclata in incubatrice di profitti per i soci. E ancora più amaramente si è scoperto che lo stesso socio dell’impresa sociale, un ente del Terzo settore sulle cui spalle è gravato l’enorme costo della “rigenerazione”, è ora costretto a cedere una parte storica di sé per razionalizzare le spese. Le conseguenze? Altri lavoratori ceduti ad un’impresa macina-profitti, incertezza sul futuro di chi rimane, disorientamento e preoccupazione per i fragili utenti finali dell’Ets.
Operazione passato sotto silenzio
Oltretutto, circostanza più agghiacciante, fra tutti gli attori, protagonisti e comparse, di questa vicenda – impresa sociale, Ets, Comune – non ce n’è stato uno che abbia avuto il coraggio di dire pubblicamente come stanno le cose, di ammettere, almeno, di dover “aggiustare il tiro”. Si è preferito mantenere vivi i proclami gloriosi e pazienza se, nell’impatto con la realtà, le tanto osannate grandi imprese sono già sciolte come neve al sole.
Oggi per i legnanesi è un risveglio amaro che ha il sapore delle promesse tradite e del fallimento, oggi Legnano sembra fuori tempo massimo. Ma una soluzione c’è ed è ritornare a una politica vera, di vicinanza, fatti concreti e soprattutto autentica trasparenza.
Proviamoci, Legnano merita sicuramente di più del Terzo Tempo che ci è stato propinato!
Federica Lo Torto
Cisl: «Un errore la cessione del centro cottura della Fondazione Sant’Erasmo»
