LEGNANO – Cambiare prospettiva: l’integrazione non è il punto d’arrivo di un processo, ma quello di partenza. È il senso dell’intervento del sindaco di Legnano Lorenzo Radice al dibattito “Lampedusa, un crocevia del dialogo multilaterale” tenutosi ieri sera, venerdì 2 ottobre, a conclusione della terza “Giornata della memoria e dell’accoglienza” che si chiude oggi sull’isola (nella foto). All’evento hanno partecipato anche alcuni studenti degli istituti superiori cittadini. Questa mattina il sindaco ha partecipato al momento di ricordo del naufragio avvenuto il 3 ottobre 2013 e alla deposizione della corona di fiori in mare con le autorità.
«Non spalancare porte, ma aprire canali regolari»
«A Lampedusa – ha detto Radice – nel luogo che più di ogni altro ci ricorda che cosa significa attraversare il Mediterraneo, ho portato una convinzione: nelle città le persone ritornano persone smettendo di essere soltanto migranti, extracomunitari o richiedenti asilo. Nelle città diventano ragazzi che vanno a scuola, giocano a calcio, imparano un mestiere, fanno volontariato. Persone con un nome, una storia, delle capacità e un futuro. Per questo credo che dobbiamo cambiare prospettiva.
«Fino a oggi abbiamo affrontato la questione immigrazione in questa sequenza: controllo, accoglienza e integrazione. Con i risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi: morti in mare e integrazione, in tanti casi, estremamente complessa. Allora proviamo a seguire una sequenza diversa: integrazione, accoglienza e controllo. Questo non significa rinunciare al controllo delle frontiere; significa, piuttosto, partire dalle persone, dalla scuola, dalla formazione, dalle competenze, dalle relazioni e dalle opportunità, ossia da quello che produce realmente integrazione. Questo non significa spalancare senza alcun controllo le porte, ma richiede di aprire canali regolari di ingresso. È il Patto europeo per il Mediterraneo che parla in modo esplicito di “Talent Partnerships”, ossia di mettere in relazione la formazione e le competenze dei giovani delle due sponde del mare con i fabbisogni delle nostre imprese.
«La realtà è che sul nostro territorio ci sono aziende che cercano persone e competenze e che dall’altra parte del Mediterraneo ci sono giovani che cercano opportunità. Qui deve giocare il suo ruolo la politica, facendo in modo che questi bisogni si incontrino legalmente, in sicurezza e costruendo insieme un percorso di formazione, lavoro e integrazione. Perché se l’Europa può governare le frontiere e gli Stati possono definire le regole, l’integrazione accade nelle città. Forse è proprio questo che Lampedusa ci chiede – ha concluso il sindaco di Legnano – cambiare la nostra visione sull’immigrazione, fino a oggi vissuta esclusivamente come un problema da governare».
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