Emozione, orgoglio e poesia: il Germoglio di Bianca splende all’ospedale di Legnano

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LEGNANO – Emozione, orgoglio e un pizzico di poesia hanno accompagnato oggi, venerdì 27 giugno, a Villa Jucker a Legnano, la presentazione dell’ultima, decisiva fase del progetto di donazione “Il Germoglio di Bianca” (nella foto). Progetto da ben 230.000 euro che ha permesso di dotare le sale parto e il reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale cittadino di quattro nuovi letti attrezzati anche per parti difficili, un ecografo per diagnosi sempre più accurate, docce con idromassaggio, cromo e aromaterapia e la possibilità di ascoltare la propria musica preferita. Il tutto per aiutare le partorienti a gestire dolore e ansia e promuovere il loro benessere, nel nome di Bianca Ballabio, giovane studentessa di medicina morta in un incidente stradale nel 2020.

Stevenazzi: «Un progetto di bellezza, cura e memoria»

Grazie alla volontà di mamma Michela e papà Massimo e al sostegno di tanti soggetti pubblici e privati, la comunità locale ha dato il meglio di sé, portando in pochi anni a un risultato straordinario. «Un progetto di bellezza, cura e memoria – lo ha definito Guido Stevenazzi, direttore di Ostetricia e Ginecologia a Legnano – nato dal dolore ma cresciuto con amore, che ha rinnovato la nostra sala parto. La memoria di questa ragazza è diventata motore di un cambiamento meraviglioso. Una promessa mantenuta, un abbraccio che continua, con il sorriso di Bianca che rivive in ogni sguardo rivolto alla nuova vita che arriva. In ogni vita, un gesto d’amore».

Vignati: «Che bello nascere nel nostro reparto»

L’ha messa sul sentimentale anche Eugenio Vignati, direttore medico degli ospedali di Legnano e di Cuggiono, che ha raccontato «una fiaba dal sapore di mamma e papà, che fiorisce e si schiude proprio come un germoglio. La fiaba di Bianca, viva e giocosa qui in mezzo a noi. A Legnano l’anno scorso abbiamo contato 1.047 parti, e quest’anno ne prevediamo di più. Nascere qui è davvero bello, gli altri ospedali ci invidiano». Lo conferma il presidente della Fondazione Quattro Ospedali Norberto Albertalli: «Questo è il progetto più grosso della Fondazione a parte il Covid. 40.000 euro sono arrivati dai Lions Club, 75 dalla Fondazione Bianca Ballabio, il resto dall’Asst e dalla nostra Fondazione. Il risultato? Eccezionale. Oggi arrivano da Busto Arsizio a partorire a Legnano, mentre in passato era il contrario, ma vengono anche da Vigevano e da Como».

Non solo dotazioni e strumenti

Ulteriore tocco, la decorazione del reparto ad opera degli studenti del liceo artistico Dell’Acqua. «Il soggetto principale è il nastro – ha spiegato l’autore Luca Riva – per motivi simbolici: come il fiore della vita che nasce in quegli spazi e il legame tra il bambino e la madre che si estende alla famiglia e alla comunità; ed estetici: il nastro è un elemento delicato, dà sensazione di leggerezza e ariosità. Ad esso si aggiungono semi sfere plastiche di vari colori che abbelliscono le sale parto, pensate come bolle di sapone: ancora qualcosa di leggero, che dà tridimensionalità».

Tira le somme il direttore generale dell’Asst Ovest Milanese Francesco Laurelli: «Arrivato qui da un anno e mezzo, mi trovo a concludere un percorso molto interessante e significativo, che testimonia un lavoro corale capace di valorizzare la realtà sanitaria del territorio in un’area molto preziosa. Con la famiglia di Bianca, tante associazioni del territorio hanno intercettato un bisogno investendo notevoli risorse, per dare strumenti ai nostri operatori, in una sinergia che secondo me è la cosa più bella. L’investimento non è solo negli oggetti, ma la partecipazione di una comunità allo sviluppo della struttura sanitaria e all’aiuto alla vita: un valore aggiunto per tutti, compresi gli operatori che risultano ulteriormente motivati da questa vicinanza».

L’instancabile impegno dei genitori

Da ultimo, toccanti come sempre, le parole degli instancabili genitori di Bianca. «Ricordo l’inizio di questo percorso – ha detto papà Massimo – c’è stato un mix di emozioni, gioia ed entusiasmo ma anche preoccupazione per la montagna economica da scalare. Ci hanno colpito l’idea di dare un piccolo contributo a chi nasceva e il nome del progetto, Il Germoglio di Bianca, che è cresciuto, fiorito e pienamente sbocciato. Ci ha colpito anche, in maniera profonda, la conoscenza delle persone che lavorano nel reparto. Oggi è la conclusione tecnica del progetto, che di fatto comincia adesso, e questa è la sua bellezza. Grazie a tutti coloro che hanno voluto sostenerci in un momento che, in parte, è ancora difficile. Speriamo di dare beneficio a tante famiglie. E abbiamo in serbo altre iniziative».

Mamma Michela ha invece ricordato quelle già realizzate da altri in nome della figlia, dal premio ricevuto dalla Famiglia Legnanese alla targa dell’università che frequentava, dal torneo nazionale del Tennis Club di Busto Arsizio a quello di golf alle Robinie di Solbiate Olona. La Fondazione a lei intitolata promuoverà spettacoli benefici e una borsa di studio a indirizzo medico.

«Ora ogni nascita è una sua rinascita»

«Quando succede una cosa così, soprattutto come madre ti rendi conto di quante cose sono superflue e di quante persone hanno dei bisogni. Soddisfarli mi riempie il cuore fin da giovane. Sono abbastanza agnostica ma sento molto la presenza di mia figlia e sento che tutto questo è spinto dal suo spirito, sento la sua forza che sostiene questo progetto perché ogni nascita è una sua rinascita. Dalle persone importanti alle più semplici, si rendono conto di quello che facciamo e questo mi riempie il cuore. E poi – aggiunge Michela – mi è successa una cosa pazzesca: sono riuscita a incontrare i Muse, di cui io e mia figlia siamo sempre state grandi fan, al completo in albergo prima di un concerto. Penso che non sia capitato a nessuno. Un altro segno».

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