Legnano, torna a risplendere il Sant’Ambrogio di trecento anni fa

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LEGNANO – L’edizione 2019 del Palio delle Contrade lascerà in eredità a Legnano un regalo. Si tratta dell’opera “Sant’Ambrogio entra in Milano” affrescata sulla parete di sinistra della chiesa di Sant’Ambrogio, la più antica della città. Il grande affresco (4 metri x 2) fu dipinto nel 1618 dai fratelli Lampugnani, che ricevettero l’incarico di rappresentare il patrono di Milano a cavallo, ricevuto dai dignitari della città dopo la sua acclamazione a vescovo. Gravemente deteriorato dal tempo, esattamente dopo tre secoli è stato restaurato grazie al contributo della Fondazione comunitaria del Ticino Olona e presentato alla città in occasione della Veglia della Croce, nell’ambito delle manifestazioni legate al Palio.

L’affresco restaurato dall’Accademia di Brera

Il restauro, affidato all’équipe dell’Accademia di Brera guidata dalla docente Anna Lucchina, si è rivelato molto complesso a causa delle infiltrazioni di umidità nella parete. L’affresco è stato ripulito e consolidato; si è quindi proceduto al restauro conservativo e infine al ritocco pittorico, che ha restituito i contorni nitidi e i colori accesi dell’originale. Sono ora ben visibili anche i particolari del paesaggio sullo sfondo, che rappresentano l’antica Milano. Nella chiesa – un piccolo scrigno di arte lombarda del XVII secolo, purtroppo accessibile di rado – i fratelli legnanesi Giambattista e Francesco Lampugnani dipinsero poi una tela che raffigura la Vergine col Bambino attorniata dai santi Ambrogio, Carlo e Francesco e otto profeti biblici nelle lunette; dei loro affreschi che un tempo ornavano la volta sono rimasti alcuni puttini festanti.

Tante leggende intorno al tempio più antico della città

Secondo una leggenda, nella chiesa sarebbe celato il tesoro dell’arcivescovo di Milano Leone da Perego, rifugiatosi a Legnano e qui sepolto dopo essere caduto in disgrazia in seguito alla lunga contesa tra i Visconti e i Torriani: per questo nello stemma della contrada, assieme allo staffile del santo, sono raffigurati gli ori. I colori giallo e verde traggono origine da un’altra diceria popolare. Ogni anno, il 9 febbraio, il diavolo entrava nella chiesa per rubarvi un candelabro e ne usciva accompagnato dal fragore di tuoni e catene. Per sventare il furto, il curato pensò bene di infilare nella serratura della porta una corona del rosario. Quando il demonio, non riuscendo ad aprire, lo levò con le dita, dopo averlo toccato fu colto da convulsioni finché si afflosciò, sgonfio e inerte. L’indomani i fedeli trovarono sulla neve la sua pelle, gialla come quella di un ramarro, e il suo tabarro verde.

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