Radice ricandidato sindaco a Legnano presenta la “Manifutura” col nuovo grattacielo

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LEGNANORadice, o meglio la sua coalizione scioglie la riserva: come annunciato oggi, giovedì 12 febbraio, dal segretario cittadino del Pd Giacomo Pigni, dopodomani, sabato, sarà presentata ufficialmente la coalizione che sosterrà la ricandidatura di Lorenzo Radice a sindaco di Legnano. La riserva è stata sciolta, come annunciato nei giorni scorsi dallo stesso sindaco, dopo la presentazione del progetto per la rigenerazione della Manifattura, su cui ha fatto il punto proprio oggi rispolverando il termine “Manifutura” usato nella campagna elettorale di 6 anni fa.

All’indomani della firma dell’intesa con l’Università Statale di Milano, Radice ha illustrato nel dettaglio il progetto (nelle foto) insieme a Daniele Consonni, Ceo di Officine Mak che ha acquistato l’area nel 2021, a Gianpiero Bianchi dello studio GB&Partners che ha elaborato il progetto e all’assessore all’urbanistica Lorena Fedeli (sopra, da sinistra). «Un progetto emblematico – lo ha definito Radice – per capire che cosa intendiamo per rigenerazione: progettare spazi che creino le condizioni per la riattivazione sociale e/o economica. Altro elemento che ci sta a cuore, la rigenerazione identitaria di un patrimonio storico della comunità. Questo – ha rimarcato – è un punto di svolta, perché ridà futuro alla città, tornando a dotarla città di servizi importanti, di portata sovracomunale, con investimenti ambiziosi. Passiamo dall’idea di affiancare diverse funzioni, come nell’ex Cantoni in centro, a quella di creare insiemi che facciano contaminare le varie funzioni introdotte. Ci riprendiamo la sfida identitaria vissuta tra gli anni 50 e 60».

Sempre per il sindaco «Legnano sta percependo che è cambiata. In 15 anni è passata da 55.000 a 61.000 abitanti grazie a una immigrazione elettiva, perché la gente sceglie di trasferirsi qui dai comuni intorno e da Milano. Cresce il commercio, nonostante la fatica di quello di vicinato, con un saldo positivo negli ultimi 5 anni di 100 vetrine aperte. Sono cresciuti gli investimenti pubblici, grazie alla spinta del Pnrr ma anche dialogando con i privati, dall’illuminazione pubblica alla piscina. E cresce anche il turismo, dai posti letto alle presenze».

Università, verde, negozi e case a due passi dal centro

Venendo alla “Manifutura”, l’area diventerà un prolungamento della Ztl del centro, pedonalizzata e con servizi pubblici e residenze private. Comprenderà: un “parco”, in realtà una striscia verde di oltre 5.000 metri quadrati che si svilupperà in continuità dall’ingresso di via Palestro allo spazio retrostante la chiesa di Sant’Ambrogio fino a via Alberto da Giussano; una “piazza”, da intendersi come una sequenza di spazi pubblici pavimentati e di spazi verdi, che costituirà il collegamento pedonale tra via Alberto da Giussano e via Palestro parallelo a via Lega; più di 400 posti auto pubblici o a uso pubblico oltre a quelli privati ricavati nel seminterrato sotto i capannoni storici; la riqualificazione di piazza Achilli; e l’immancabile pista ciclopedonale che si svilupperà dall’incrocio con via Lega lungo via Alberto da Giussano e attraverso il parco.

Della “piastra”, ossia i capannoni storici lungo via Alberto da Giussano, 4.000 mq saranno destinati alle attività dell’Università degli Studi di Milano: nel resto troveranno spazio terziario (per 2.000 mq), uno spazio espositivo o per eventi (1.200), una palestra (1.600) e uno spazio commerciale con una superficie di vendita di 2.300 mq; il tutto tagliato a metà sul lato lungo da una galleria dalla piazza all’area verde. Questa creerà un “cono ottico” dalla chiesa di Sant’Ambrogio alla vecchia villa del direttore dell’opificio.

Nella parte privata, la superficie lorda sarà di 27.585 mq, a fronte di una capacità edificatoria complessiva di 38.500 prevista nel Pgt. Su questa superficie insisteranno 13.475 mq di natura residenziale, concentrati prevalentemente (12.275) in tre edifici che saranno costruiti lungo via Banfi con altezza da 35 a 65 metri, corrispondenti a 13, 15 e 18 piani: su via Banfi ci sarà dunque in nuovo grattacielo, speculare rispetto a quello di piazza Mocchetti, con la storica ciminiera nel mezzo.

Non sono previste, almeno per il momento, novità viabilistiche intorno all’area; l’unica è una rotatoria di accesso da via Alberto da Giussano per l’ingresso e l’uscita dei veicoli al parcheggio.

Demolizioni al via dopo l’estate

Saranno demoliti i capannoni costruiti negli anni Sessanta lungo via Banfi, l’edificio alle spalle della chiesa di Sant’Ambrogio, l’edificio di più recente costruzione all’intersezione di via Lega e via Giolitti, mentre saranno ricostruiti nel rispetto dei vincoli indicati dalla Sovrintendenza l’edificio che ospitava il teatro e la chiesa in prossimità dell’ingresso da via Palestro. L’area sarà aperta con ingressi dal cancello di via Lega (esistente), dall’intersezione via Lega-via Giolitti, dal cancello di via Palestro (esistente), da vicolo Legnani e da via Banfi, mentre sarà abbattuto quasi tutto il muro lungo via Alberto da Giussano. Nel convitto troveranno sede attività ricettive (al piano superiore) e commerciali (al piano terra) con un passaggio trasversale a portico.

«È stato un progetto complicato e arduo – ha ammesso Bianchi – Abbiamo raccolto la sfida confrontandoci con la Sovrintendenza e con l’ufficio tecnico del Comune. Siamo così riusciti a rivitalizzare gli immobili vincolati, difficili da adattare alle nuove funzioni, riducendo di molto la capacità edificatoria, mentre le dotazioni pubbliche sono passare da 15.000 a quasi 19.000 mq. Una ulteriore sfida sarà occupare gli spazi rimanenti a partire dall’università, che sarà un volano di altre funzioni. Il Comune avrebbe generato oneri di urbanizzazione per circa 3,5 milioni, ma le opere previste eccedono questa cifra di 700.000 euro, portando il valore intorno ai 4 milioni». Sono in corso trattative per l’operatore che costruirà gli edifici residenziali; l’inizio dei lavori dovrebbe avvenire a settembre con le demolizioni, poi un anno e mezzo per completare tutto.

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