di Claudio Ghisalberti
L’importante è partecipare. Il motto del barone Pierre De Coubertin potrebbe andare benissimo per questo fine settimana a due ruote in Vallonia, Belgio. Vediamo perché.
Oggi è in programma la 111a edizione della Liegi-Bastogne-Liegi, classica monumento che conclude il trittico delle Ardenne. Domenica nell’Amstel Gold Race c’è stata la vittoria abbastanza a sorpresa del danese Mattias Skjelmose davanti a Tadej Pogacar e Remco Evenepoel. Mercoledì il campione del mondo si è preso la rivincita con una mostruosa azione sul Muro di Huy e si è aggiudicato la Freccia Vallone. Oggi nella Doyenne al via saranno in 245. Due in lotta per la vittoria, Pogacar ed Evenepoel con il primo nettamente favorito, mentre per gli altri 243 importante è appunto partecipare visto che le loro possibilità, al netto di particolari congiunzioni astrali, sono praticamente vicine allo zero. Certo, ci sarà un po’ di movimento. Qualcuno si muoverà per fare vedere la maglia; altri, come l’irlandese Ben Healy, dimostreranno di avere discrete gambe ma come al solito acume tattico nullo.
Il profilo altimetrico, lungo i 252 chilometri di gara, prevede undici “cote”. La vera incertezza riguarda il punto dove attaccherà Pogacar. Nel finale ci sono Redoute, Forge e Roche-Aux-Faucons, in sequenza. Terreno perfetto per le doti dello sloveno. Però sarebbe suggestivo che Tadej si muovesse sullo Stockeu. Non tanto perché dalla cima mancano 78,5 km al traguardo ma perché lì c’è la stele dedicata a Eddy Merckx a cui moltissimi, anzi troppi, lo paragonano.
Importante è partecipare
Importante è partecipare ieri lo hanno pensato anche gli oltre ottomila cicloturisti che hanno preso il via nella Liegi-Bastogne-Liegi Challenge. Tre percorsi per fare annusare a tutti il profumo, e la terribile fatica, della Doyenne. Una manifestazione stupenda. Diversa anni luce dalle tristi e sfruttate granfondo italiane. Niente partenza tutti assieme come bufali inferociti, ma “alla francese”, ovvero basta presentarsi al via dall’ora X all’ora Y, ieri 7,30-10, e seguire le frecce del percorso. Niente classifica e una medaglia per tutti. Pericolo di cadute, e infortuni anche gravi, ridotto in modo drastico. Poi traffico rigorosamente aperto alla circolazione.
Qualcuno potrebbe pensare che è un male, che fa bene qualche organizzatore nostrano a ottenere il blocco della circolazione di auto e moto. Eh no. Perché, prendete per esempio la Colnago con tutte le strade di mezza provincia di Brescia bloccate, incluso la Strada Statale Gardesana. Così per far passare quattromila ciclisti non professionisti, si toglie la libertà di circolare ad altre cinquantamila persone. Ieri qui in Belgio non c’è stato un lamento di un ciclista e neppure un colpo di clacson di qualche automobilista. Convivenza civile. Rispettosa. Del resto le granfondo in Italia ormai hanno stufato e sono in netto calo di partecipanti. Qualche organizzatore illuminato, come per esempio Fausto Pinarello a Treviso, già da anni ha detto stop. Ora sarebbe interessante che anche le autorità competenti mettano mano alla cosa. Anzi, che tirino il freno su queste manifestazioni.
Gli arabi e la Super League
Importante è partecipare lo hanno pensato anche i maggiori organizzatori delle corse professionistiche che in questi giorni si sono riuniti a Liegi. La sigla che li accomuna è Aiocc, Associazione internazionale organizzatori corse ciclistiche. Associazione che comprende 164 aderenti da 24 Paesi differenti fondata dalla Gazzetta dello Sport. Ma qui la Gazzetta, e il suo braccio organizzativo Rcs Sports and Events, non si è vista. Assenza totale. Declino inesorabile. A rappresentare l’Italia, solo Renzo Oldani patron della Tre Valli Varesine. Al centro delle discussioni due punti importanti. Il primo riguarda il comportamento dei corridori in caso di maltempo. Gli organizzatori hanno deciso di sottoporre all”Uci il problema. Lo scorso anno alla Tre Valli stessa, e a marzo al Catalunya, gli atleti si sono infatti fermati per il maltempo, anche se le condizioni non erano proibitive. A molti è sembrato uno stop pretestuoso. Ricordiamo che la sospensione della corsa andrebbe concordata tra rappresentate degli atleti (che mentre ci sono le corse sono spesso al riparo in posti più comodi), presidente di giuria e organizzatore. L’Aiocc ritiene che poche migliaia di euro di multa siano un deterrente troppo debole e auspicano un decurtamento dei punti, cosa a cui corridori e squadre tengono invece moltissimo.
L’altro problema affrontato è più nebuloso e complesso. Riguarda Pif, fondo sovrano dell’Arabia Saudita di cui si parla molto ultimamente. Arabi che pare vogliano entrare nel ciclismo per fondare una Super League che di fatto scavalcherebbe gli organizzatori attuali. Difficile, ma davvero molto, ipotizzare che i francesi dell’Aso, veri padroni del circo a pedali, si facciano mettere alle corde. Nel progetto arabo ci sarebbero anche nuove corse e nuovi format. Magari, ma è tutto da dimostrare, ci potrebbe essere anche un interessante ritorno economico. Ma con i soldi non si compra la storia. Il Tour resta il Tour. Idem corse come per esempio Fiandre, Roubaix e Liegi. Certo, dovrebbe essere così anche per il Giro. Ma la nostra corsa soffre. Eccome se soffre nonostante la politica si stia “impegnando” ad aiutarlo.
