D’Annunzio 100 anni fa lo battezzò Campo della Promessa. Oggi attende il rilancio

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LONATE POZZOLO – Dieci anni prima, nel 1916, iniziò la sua costruzione, proprio di fianco alla scuola di pilotaggio della Malpensa e alle costruzione aeronautiche Caproni. Nel 1926, l’11 marzo, fu la mente del poeta Gabriele D’Annunzio a darle quel nome: Campo della Promessa. Sono passati cent’anni. E per l’occasione l’amministrazione comunale di Lonate Pozzolo ha allestito una mostra per omaggiare il luogo, pilastro di un settore – quello aeronautico – che ha reso la provincia di Varese nota a livello internazionale.

Il centenario e la mostra

In occasione del centenario dell’intitolazione del Campo della Promessa da parte del poeta abruzzese, l’amministrazione del sindaco Elena Carraro – col sostegno del vicesindaco Andrea Colombo – ha realizzato l’esposizione fotografica e letteraria che ripercorre la storia dell’aeroporto di Lonate Pozzolo e della figura di Gabriele D’Annunzio. Verrà inaugurata domani, 14 marzo, alle 11, al monastero San Michele di via Cavour. E sarà visitabile dalle 14 alle 17. Porte aperte anche la domenica, 15 marzo, dalle 10 alle 12. Poi, un ultimo appuntamento per sabato prossimo, 21 marzo, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17. L’ingresso è libero e gratuito.

«Spaccio, bivacchi, rave party»

Iniziativa che incassa il plauso di Francesco Carbone, presidente cittadino di Fratelli d’Italia. Dice: «Proprio da queste terre ha preso forma una parte importante della storia aeronautica del territorio, che negli anni sarebbe diventato una vera Provincia con le ali, contribuendo allo sviluppo di una tradizione aeronautica che ancora oggi caratterizza l’area di Malpensa».
Ma, con amarezza, aggiunge: «Allo stesso tempo non possiamo ignorare una realtà che molti cittadini conoscono bene: oggi il Campo della Promessa è purtroppo segnato da anni di abbandono. Un luogo spesso mal frequentato, dove non sono mancati bivacchi e situazioni legate allo spaccio, che hanno contribuito a trasformare un sito storico del nostro territorio in un’area percepita come degradata». E aggiunge: «Sono tanto dispiaciuto. Spesso i volontari e i ricercatori che si muovo in quell’area per i reperti storici segnalano basi di spaccio e i classici bivacchi». Non solo: «Anni fa venivano denunciati anche dei rave party, quindi è veramente una grande pena vedere quel posto fantastico, oggi, alla mercé di banditi di ogni etnia». Per questo motivo, dice, «le iniziative culturali assumono un valore ancora più importante: perché la memoria storica non deve servire soltanto a ricordare il passato, ma anche a restituire dignità ai luoghi che lo rappresentano».

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