Capannoni di Tornavento, UeL vuole la verità: «Chi ha ordinato questo silenzio?»

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Il sindaco Elena Carraro e Armando Mantovani

LONATE POZZOLO – Il tempo passa, il silenzio resta. Il maxi polo logistico da realizzare a ridosso di Tornavento, nel cosiddetto Campagnone, finisce addirittura sulle colonne di Repubblica, ma il sindaco Elena Carraro continua a non esporsi. Troppi i dubbi da sciogliere, troppe le domande che ancora oggi rimangono inevase. Per questo motivo la minoranza di Uniti e Liberi torna alla carica, pretendendo che si rompa il mutismo del primo cittadino in merito a un progetto così importante: «Carraro, faccia il sindaco. Prenda in mano la questione e chiarisca. Dimostri di avere il controllo della situazione».

Si cercano risposte

Uniti e Liberi fa leva anche sulle posizioni espresse dal capogruppo di maggioranza, nonché segretario cittadino della Lega, Armando Mantovani. Non solo per aver dichiarato di non sapere che tutti gli assessori del centrodestra avrebbero votato – a inizio settembre – la delibera del polo logistico in assenza del primo cittadino, unica rappresentate del Carroccio all’interno dell’esecutivo. Ma anche per le dichiarazioni rilasciate al secondo giornale italiano, in cui Mantovani «dice di aver avuto indicazioni di restare in silenzio». Da qui, la stoccata dell’opposizione: «Chi ha ordinato la consegna del silenzio? Anche la sindaca ha avuto lo stesso ordine?». E ancora: «Sono passati quindici giorni dalla pubblicazione della delibera». Altrimenti, dice il gruppo guidato da Nadia Rosa, «il silenzio di Carraro non fa che dimostrare quanto diciamo da tempo: l’incapacità di gestire le sue responsabilità e di affrontare autonomamente i problemi». Soprattutto, attaccano, «dimostra che noi lonatesi siamo abbandonati a noi stessi in un Comune non governato». Molti i dubbi da sciogliere, che si infilano fra le crepe di un centrodestra in difficoltà.

La petizione

Nel frattempo, l’associazione Viva via Gaggio ha lanciato una petizione in difesa del Campagnone. E sono già in 1850 a chiedere la revoca della delibera che ha dato il primo via libera. «La proposta di insediare in quest’area dei capannoni per la logistica – recita il testo per la raccolta firme – è assolutamente fuori da ogni logica e anche dalla storia, soprattutto in un momento storico ben preciso come quello che stiamo vivendo, dove le conseguenze dei cambiamenti climatici e dove il consumo di suolo vergine ha raggiunto livelli assolutamente insostenibili». Di più: «Siamo di fronte ad una vera e propria speculazione edilizia, a scapito dell’intera frazione di Tornavento che perderà per sempre la sua unicità. Non sembra poi siano prese in seria considerazione le ricadute sulla qualità dell’aria e di conseguenza sulla salute umana, rispetto agli impatti in termini di inquinamento da gas di scarico che produce il traffico pesante, generato dalla realizzazione del centro logistico stesso, così come nulla si dice rispetto alla perdita di biodiversità che una trasformazione di queste dimensioni porta con sé. Tutti aspetti che nessun tipo di mitigazione e compensazione potranno sanare».

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