Il polverone sull’ipotizzata e subito abortita esternalizzazione del pronto soccorso di Gallarate conferma che, mai come ora, ci sia bisogno di accelerare la realizzazione dell’ospedale unico con Busto Arsizio. Intervento che, una volta concluso, renderà possibile razionalizzare e, per questo, migliorare la gestione della sanità nel Basso Varesotto, introducendo, se possibile, nuove eccellenze.
Cose dette e ridette. L’obiettivo è un nosocomio che preveda efficienza e funzionalità, e diventi attrattivo per medici e infermieri. La carenza degli organici è infatti l’attuale, enorme guaio per il Sant’Antonio Abate e, in misura minore ma tutt’altro che trascurabile, per il Circolo di Busto Arsizio. Vuoti soprattutto per quanto riguarda i medici di medicina generale, che attengono a un altro lato della stessa medaglia, e di emergenza urgenza, cioè per i pronto soccorso. Proprio questo vuoto ha provocato il “giallo” di lunedì 14 ottobre.
Un vuoto che la direzione strategica dell’Asst Valle Olona sta cercando di colmare: un’impresa trovare e assumere nuovi operatori sanitari disposti a lavorare in un reparto complesso e zeppo di rischi come un pronto soccorso, si è così pensato di affidarsi a professionisti esterni. In pratica, anche se la parola fa venire l’orticaria in Regione Lombardia, si è cercato di esternalizzare. Un progetto da completare, ma che ai piani alti di Palazzo Lombardia ha scatenato una stizzita reazione: non si può fare. E l’Asst, anche sulla base della feroce intemerata delle organizzazioni sindacali, ha dovuto fare marcia indietro, arrampicandosi sugli specchi per giustificare, dire e non dire, affermare e smentire.
Insomma, un pasticcio per i vertici ospedalieri: la soluzione del problema è un rebus enorme. Che non riguarda soltanto Busto Arsizio e Gallarate, ma gran parte dei reparti di emergenza/urgenza del Paese. Il loro intento era e rimane quello di organizzare un servizio di assistenza e cura che salvaguardi la qualità e la sicurezza delle prestazioni fino all’entrata in funzione del futuro ospedale. Tant’è vero che si stanno investendo milioni per ristrutturare i locali dell’emergenza a Gallarate, realizzando così una struttura all’altezza delle esigenze degli utenti. Ma per farla funzionare occorre il personale, che per ora non c’è.
Dunque, la soluzione? Vietata l’esternalizzazione, impossibile o quasi assumere per mancanza di candidati, anche la soluzione non c’è. Quanto meno, nessuno l’ha ancora cavata dal cilindro, neanche gli espertoni della Regione. E per la direzione dell’Asst, a meno di colpi di scena, non è proprio una passeggiata. Tanto più che si trova a governare la sanità in un territorio con dinamiche particolari, con una politica che a volte, proprio sull’ospedale unico, ciurla nel manico per fare colpo sui cittadini. Una politica che propone percorsi inaccettabili, quanto non sostenibili (“Servono più ospedali, uno non basta”), che ingarbuglia e non risolve. Anche quando, come nel caso di Gallarate, si cerca di restare in carreggiata con nuovi primari (ne sono arrivati sei) e con interventi strutturali importanti.
Probabilmente esiste anche un difetto di comunicazione; l’Asst non fa arrivare i messaggi; forse, quando li ha, non li diffonde nel modo giusto, si rapporta in modo insufficiente con l’opinione pubblica e con le singole amministrazioni comunali della zona. Così nasce la sensazione che non esista una visione complessiva sul versante sanitario. Vogliamo credere che non sia così. Essere esposti alle critiche può far ritenere, sbagliando, che negli uffici della direzione strategica dell’Asst Valle Olona non si faccia di tutto per affrontare questioni gestionali che riguardano, oltre tutto, la costruzione di un nuovo ospedale. E coi tempi che corrono, in un Paese che complica invece di semplificare, scusate se è poco.
ospedale asst valle olona – MALPENSA24
