VARESE – Emerge dall’inchiesta Note Stonate che la sede dei 167 Gang in via Rosselli a Malnate era una sorta di centro di potere. Gli inquirenti imputano a Mattia Oliverio, uno dei due componenti del gruppo hip-hop arrestato martedì scorso su ordinanza di custodia cautelare (l’altro 167, Maicol Traetta, è stato arrestato in flagranza dagli uomini della Mobile di Varese nella medesima indagine) un ruolo apicale nella gestione di un giro di droga e di armi che coinvolge anche pusher nordafricani e albanesi. Traetta, assistito dall’avvocato Corrado Viazzo, ha respinto le accuse. Lui non compare nell’ordinanza: è stato arrestato perché trovato in possesso di 4 etti di hashish che ha spiegato al Gip Marcello Buffa erano per uso personale. Il giudice per le indagini preliminari si è riservato sulle richieste: scarcerazione per la difesa, mantenimento del carcere per l’accusa.
La sede di piazza Rosselli
In piazza Rosselli Oliverio e i due “soci”, con lui finiti al centro dell’inchiesta, trascorrevano intere giornate, incontrando persone o facendo telefonate. Il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare che all’alba di martedì ha colpito 19 persone sottolinea come molti dei “cavallini” addetti alla consegna di droga e armi passavano da piazza Rosselli prima di partire per quella sorta di delivery dell’illegalità svelato dagli inquirenti. Una sorta di centrale di comando che aveva sì contatti con i pusher dei boschi della zona ma non solo: gli investigatori valutano infatti che dalla “cento” venivano gestiti contatti soprattutto nell’abito dello spaccio di stupefacenti che arrivavano in diversi ambiti del territorio.
Il listino prezzi della droga sul muro
Un centro di “coordinamento” nemmeno tanto dissimulato. Se, infatti, i vari “addetti alle consegne”, mentre erano intercettati dalla Polizia di Stato, si preoccupavano di ogni posto di controllo che avvistavano o della presenza di eventuali fototrappole nelle aree boschive, Oliverio viene immortalato dagli investigatori mentre, con altri indagati, scrive bomboletta spray alla mano un “listino” prezzi della droga sul muro della sede dei 167Gang: 1G 80 E, 1 K Moffo Dray 3.5 e 1 K comm 25. La scritta verrà cancellata qualche giorno dopo, non abbastanza in fretta però da sfuggire agli inquirenti.
L’incendio e la tentata estorsione
Oliverio, che raramente impartisce direttamente ordini per le consegne, subirà anche un tentativo di estorsione. Nell’inchiesta rientra infatti anche il nome di Filadelfio “Delfio” Vasi che viene ripreso, secondo gli inquirenti, mentre con un complice incendia l’ingresso della sede di via Fratelli Rosselli a Malnate. Le ragioni del rogo doloso non emergono chiaramente, sono però sempre i “fattorini” intercettati a spiegare che «Delfio ce l’ha con Tia», per una questione personale di natura famigliare e per un presunto debito di 30mila euro.
Nati per andare all’inferno
L’inchesta è molto “parlata”, in particolare uno dei tuttofare che consegnano droga e armi in cambio di cocaina da fumare, ha un ruolo centrale nelle indagini. E’ lui che intercettato a più riprese mentre si trova in auto con altri “cavallini” o con piccoli clienti ai quali consegna la droga, racconta di come funzionano gli affari, del ruolo che ciascuno dei coinvolti ricopre, dell’ossessione di finire in carcere e restarci per degli anni e della ricerca di droga da consumare. «Siamo nati per andare all’inferno. Per il momento ci dobbiamo divertire, all’inferno ci pensiamo dopo. Tanto ci vediamo tutti là», si raccontano due dei “fattorini” durante l’ennesima consegna. Nel fine settimana, intanto, andranno avanti gli interrogatori davanti al Gip per la convalida delle altre misure. Saranno gli indagati, a quel punto, a decidere se difendersi oppure avvalersi della facoltà di non rispondere.
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