Nuove rotte di Malpensa, Golasecca contro Arpa: «Ma quale miglioramento»

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MALPENSA – «I nostri cittadini di Golasecca, Coarezza o Maddalena, che hanno scelto di vivere in un Parco, preservando negli anni il proprio territorio,  dalla speculazione edilizia, si ritrovano a subire, in luogo della tranquillità, un elevato danno da rumore ed inquinamento atmosferico. Non ci arrenderemo, e questa è una promessa». A parlare è Flavio Giani, portavoce del Comitato nato a Golasecca a seguito della nuova sperimentazione delle rotte di Malpensa. 

I dati di Arpa 

I primi dati di Arpa, presentati nei giorni scorsi in Commissione aeroportuale, mostrerebbero un miglioramento per quanto riguarda la popolazione esposta. Dati che, secondo Golasecca, si contraddicono con quelli in loro possesso. Hanno infatti effettuato per proprio conto un monitoraggio del rumore, installando centraline e producendo una corposa relazione. Che dice: «Dopo l’inizio dei sorvoli, si registrano picchi di rumore fino a 70 dB(A), con un incremento superiore a 35 dB rispetto al rumore di fondo. Tali valori superano di gran lunga il limite di 3 dB, evidenziando un impatto acustico estremamente elevato e intollerabile. L’analisi dei dati mostra una frequenza di sorvoli aerei particolarmente elevata durante l’intero arco della giornata, con valori che superano frequentemente i 10 eventi orari. La registrata intensità di traffico aereo genera un inquinamento acustico incessante e persistente, inammissibile per la collettività e comunque ritenuto inadeguato e nocivo dagli organismi di tutela della salute pubblica oltre che dalla giurisprudenza di legittimità e di merito. Tale situazione è ancor più grave ed inaccettabile se si considera che la comunità di Golasecca nell’ultimo ventennio ha scientemente salvaguardato il proprio territorio, sottraendolo a ogni forma di speculativo consumo di suolo».
Giani conclude: «Sono dati e risultati già inviati e quindi a conoscenza di ogni membro, e che contraddicono quelli elaborati da Arpa».

La spiegazione di Pasin

Anche Jimmy Pasin, noto ambientalista attivo sul territorio, prova a spiegare in termini semplici il perché un generale miglioramento non significhi che la nuova sperimentazione delle rotte (al momento terminata, dunque risostituita dal precedente scenario) sia da ritenersi accettabile. «In sostanza si è verificata l’ovvietà: se sposto i voli da dove c’è più popolazione a dove c’è meno popolazione, c’è meno popolazione coinvolta», dice. «Non si tiene però evidentemente conto del fatto che, pur rimanendo sotto i limiti definiti dalle norme, la minoranza che si vede raddoppiati i voli sopra la testa, arrivava da un livello di rumore di “campagna”, mentre una maggioranza arrivava da un livello di rumore “cittadino”. Chi ne sa qualcosa di rilevamento dell’inquinamento acustico, sa che i primi passano, in una scala da 1 a 10, da un livello 2 ad un livello 8, mentre i secondi scendono da un livello 8 ad un livello 6. Ovviamente senza considerare che quella maggioranza non avrà più un solo volo sopra la testa e quindi più nessun picco, mentre quella minoranza è passata da avere qualche picco al giorno al loro effettivo raddoppio. Abbiamo certamente diminuito il numero della popolazione esposta, ma a scapito di un forte aggravamento per una minoranza».

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