Tassa d’imbarco, i Comuni di Malpensa intimano allo Stato di pagare 4 milioni

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MALPENSA – Le cifre sono state messe nero su bianco nell’atto di intimazione di pagamento che 7 Comuni di Malpensa hanno inviato al legale rappresentante della Presidenza del consiglio dei ministri. I sindaci di Ferno, Samarate, Somma Lombardo, Lonate Pozzolo, Vizzola Ticino, Casorate Sempione e Cardano al Campo chiedono complessivamente 3,9 milioni di euro come arretrati degli importi dovuti a titolo di addizionale comunale sui diritti di imbarco aeroportuali per il periodo compreso tra il 2005 e il 2007, come stabilito dalla sentenza del Consiglio di Stato. 

La battaglia legale 

La battaglia legale sulla tassa d’imbarco dura da ormai dieci anni. Prima al tribunale ordinario e alla Corte di Appello di Roma, che hanno dichiarato il difetto di giurisdizione. E poi davanti ai giudici amministrativi, prima con il Tar del Lazio, che ha respinto il ricorso in riassunzione, e poi al Consiglio di Stato, che finalmente ha accolto parzialmente il ricorso in appello e ha riconosciuto dovute, ai Comuni aeroportuali, le somme a titolo di addizionale comunale, solo per il triennio 2005-‘07. A quanto ammontano, viene specificato nell’atto di intimazione inviato a Palazzo Chigi: per Ferno 1,4 milioni di euro, per Samarate 148mila euro, per Somma Lombardo 883mila euro, per Cardano al Campo 347mila euro, per Vizzola Ticino 73mila euro, per Casorate Sempione 157mila euro, per Lonate Pozzolo 789mila euro. Le cifre, sottolineano gli avvocati, devono essere maggiorate degli interessi di legge e della rivalutazione monetaria. 

Ora in Cassazione 

Il lungo braccio di ferro iniziato nel 2016 non è però destinato a finire qui. I Comuni stanno infatti dando mandato ai legali di ricorrere anche in Cassazione. La sentenza, spiegano infatti gli avvocati che stanno seguendo le amministrazioni locali, «pur riconoscendo la debenza delle somme relative alle annualità 2005, 2006 e 2007, in seno al dispositivo ha omesso di enunciare la formale specifica condanna nei confronti dello Stato ala pagamento delle somme medesime, limitandosi ad un generico richiamo alla parte motivata della sentenza». Secondo gli esperti, dunque, la mancata formalizzazione della condanna al pagamento delle somme è idonea a creare problemi ai fini dell’esecuzione del giudicato, ritenendo opportuno, a titolo cautelativo, ricorrere anche avanti alla Suprema Corte di Cassazione al fine di emendare il vizio della sentenza che non reca appunto nel dispositivo la formale condanna dello Stato al pagamento delle somme a favore dei Comuni ricorrenti. Nelle more del procedimento per Cassazione, concludono, «si valuterà, ai fini della messa in esecuzione della sentenza, la possibilità di esperire, avanti al Consiglio di Stato un giudizio di ottemperanza previa diffida, nei confronti dello Stato, al pagamento delle somme dovute». 

Maxi-causa tassa d’imbarco, il Consiglio di Stato dà ragione ai Comuni di Malpensa

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