di Massimo Lodi
Sostenere senz’indugi Kiev, l’Italia sarà sempre con gli aggrediti. Certo che sì. Difendere con vigore Mattarella, bersaglio degli stessi nemici di Zelensky. Certo che sì. Rispondere al rialzo altrui dei dazi con un proprio rialzo, un errore. Certo che sì. Staccarsi dalla Nato, che conserva un ruolo cruciale, mossa vietata. Certo che sì. Dividere l’Europa dagli Stati Uniti, mai e poi mai. Certo che sì. Non mandare i nostri soldati in Ucraina o da quelle parti. Certo che sì. Cambiar nome al piano ReArm Europe e inserirvi misure aggiuntive al rafforzamento degli eserciti. Certo che sì. Non distogliere un soldo dalle spese sociali per dirottarlo sugl’investimenti militari. Certo che sì. Non far debito a scopo bellico in omaggio ai nostri princìpi economici, strategici, umanitari. Certo che sì.
Meloni dogmatica/apodittica nell’audizione al Senato. Condivisibile in toto o quasi toto. Perfino da applausi per come s’ingegna a tenere acrobaticamente insieme le diverse pulsioni del centrodestra, non a caso ricevendo applausi leghisti. Però. Però -nel virtuosismo dialettico- non fa seguire all’antefatto putiniano, l’invasione dell’Ucraina, l’antefatto statunitense, lo stravolgimento della politica yankee ad opera di Trump con ricaduta all over the world. Nessuno, al di qua dell’Oceano, ha mai pensato di mettere in discussione la Nato, l’intesa con l’America, i rapporti commerciali tra sponda e sponda, l’idea occidentalista di democrazia-riforme-progresso, l’autonomia territoriale di ciascun Paese eccetera. Di fronte al cambio di gioco, passo, strategia della Casa Bianca, non ci è rimasto che veder nero. E pensare, di conseguenza, a tutelarci.
All’Europa non è venuto il ghiribizzo di muovere dispetti allo storico alleato. È lo storico alleato che ha deciso di muoversi diversamente sullo scacchiere mondiale, e l’Europa bongré malgré si adegua. Prima che Meloni parlasse ai parlamentari, in una attigua sede istituzionale l’aveva preceduta Draghi, illustrando i fondamentali del piano di competitività richiestogli dalla Von der Leyen e dicendo chiaro-netto-forte: Trump mette in discussione la nostra sicurezza. La causa, dunque, sta lì. E va denunziata, altrimenti non si capisce il resto della vicenda, con il carico d’incognite, apprensioni, pene a ingrossarne gli affannati capitoli.
Perciò fa bene la premier ad asserire che non siamo gregari; fa bene a richiamare al senso di responsabilità/lealtà d’ogni Paese Eu; fa bene a esaltare la natura pacifica (salvo tragiche derive novecentesche) degl’italiani. Tuttavia se la storia c’impone, con nostro sommo dispiacere, una postura nazionale sino a poco tempo fa inimmaginabile, questa postura va assunta in ogni suo dettaglio. Al modo che si conviene, appunto, non ai gregari, e invece ai capitani. Cui tocca, se del caso, chiedere sacrifici in nome della sovranità repubblicana inserita nella sovranità continentale. Presto o tardi, asciugata la dialettica dalle macchie d’inchiostro propagandistico, si dovrà pur dirlo. Da chi governa, da chi si oppone al governo.
