La madre di Manfrinati: «Un piano per far impazzire mio figlio. Vogliono si uccida»

VARESE – E’ stato il giorno dei testimoni della difesa oggi, martedì 18 marzo, nel processo che vede Marco Manfrinati, ex avvocato bustocco 42enne, accusato di stalking (e da oggi anche di danneggiamento) nei confronti dell’ex moglie Lavinia Limido e dell’ex suocera Marta Criscuolo. Centrale l’esame della madre di Marco Manfrinati che ha parlato di un piano per far impazzire il figlio «Vogliono che Marco si suicidi» e di una ex nuora in fuga non per paura del marito ma perché aveva una relazione con un altro uomo.

Lo stalking e l’omicidio

Manfrinati è accusato (in altro procedimento) anche dell’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido, ucciso con oltre 40 coltellate il 6 maggio 2024  in via Menotti a Varese, e del tentato omicidio dell’ex moglie anche lei accoltellata nello stesso frangente. Per queste accuse il 42enne comparirà davanti al Gup del Tribunale di Varese il prossimo 31 marzo. Due processi diversi che, la linea difensiva dell’avvocato Fabrizio Busignani guarda come a fatti conseguenziali.

Lavinia Limido ha spiegato in aula di essere stata maltrattata dall’ex e, per questo, di essere fuggita portando con sé il figlio. Figlio negato al padre in quanto pericoloso (e c’è l’omicidio dell’ex suocero sullo sfondo) che avrebbe iniziato a perseguitare l’intera famiglia della donna.

Lavinia non aveva paura

Secondo la difesa Manfrinati non fu mai violento o aggressivo con la ex moglie (tanto che l’accusa di maltrattamenti fu archiviata) né arrivò mai a perseguitare nessuno. Lavinia Limido- secondo la difesa –  quanto meno, non era intimorita dal marito, come invece testimoniato in aula dai testi di accusa e parte civile, rappresentata dall’avvocato Fabio Ambrosetti. Tutto ciò che voleva era di poter vedere suo figlio, mentre sul fronte opposto si agiva per esasperarlo sempre più. I testi chiamati oggi, dunque, hanno dichiarato di non aver mai visto Manfrinati maltrattare la ex moglie e la madre dell’imputato, Paola Trezzi, ha fornito una diversa motivazione dietro all’allantonamento dell’ex nuora che non se ne andò perché aveva paura di suo figlio, ma per altro motivo. Lo ha fatto citando più volte i contenuti delle copie forensi dei due cellulari di Lavinia oggi depositate dall’avvocato Buisgnani e, quindi, agli atti del processo.

Il presunto amante

«Quando Lavinia se ne andò per noi fu un fulmine a ciel sereno – ha spiegato la donna – Non sapevamo potessero avere dei problemi, nulla traspariva dal loro comportamento tanto che credevamo sarebbe arrivato un secondo nipotino. All’inizio pensavamo che l’allontanamento di Lavinia avesse un motivo economico, 2021 è stato costituito un fondo patrimoniale comprendente unicamente le proprietà di Marco. Successivamente, la coppia ha convertito una società da Sas a Srl, ma le quote spettanti alla coniuge non sono mai state versate. Lavinia se ne è andata con 100mila euro. Poi abbiamo visto le copie forensi dei cellulari della nostra ex nuora e abbiamo capito. Lavinia aveva un amante da mesi, abbiamo quasi 2mila pagine di messaggi ricavate dalle chat dei suoi telefoni».

Un piano famigliare per farlo impazzire

Resta però il punto del perché la donna e i suoi famigliari hanno negato al padre di poter stare con il figlio anche quando non c’erano provvedimento giudiziari ad impedirlo. «Il bambino veniva considerato come una proprietà dei Limido-Criscuolo – ha concluso la donna – Mentre Marco voleva solo poter vedere suo figlio. Ci fu un’esclation di pressione su mio figlio, tanto da portarlo all’utilizzo di farmaci. Quello che vogliono è che Marco si tolga la vita».Il processo è aggiornato al 9 aprile.

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