Milano, la casa frena i giovani: per il 47% incide sul lavoro, il 39% rinuncia

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MILANO – Il costo della casa e le difficoltà di collegamento non sono più soltanto una priorità sociale o urbanistica, ma rappresentano un freno strutturale all’attrattività economica del territorio. È la fotografia scattata dal primo Osservatorio sull’abitare per la competitività delle imprese, realizzato da Assolombarda e Patrigest (Gruppo Gabetti) su un campione di 1.200 giovani tra i 18 e i 45 anni residenti a Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia. Dall’indagine emerge un quadro chiaro: per il 47% degli intervistati le spese e la disponibilità dell’alloggio incidono direttamente sulle decisioni di studio e di lavoro, arrivando a condizionare lo sviluppo professionale.

L’impatto sui redditi e le rinunce lavorative

Secondo i dati raccolti, le spese per la casa assorbono in media il 38% del reddito mensile, con oltre quattro persone su dieci (il 42%) che dichiarano di aver riscontrato criticità nel sostenere i costi nel corso dell’ultimo anno. Un fattore che finisce per penalizzare l’accesso alle opportunità: il 39% dei giovani ha rinunciato ad almeno una proposta di lavoro o a un percorso formativo a causa della distanza, della complessità dei trasferimenti o dell’impossibilità di trovare un’abitazione sostenibile. Un dato che sale al 52% tra coloro che vivono già situazioni di sofferenza economica legate al mattone.

Mercato polarizzato tra Milano e hinterland

L’analisi evidenzia una profonda spaccatura tra il capoluogo lombardo e le province limitrofe. A Milano il prezzo medio di compravendita per una casa ha toccato i 5.458 euro al metro quadrato nel 2025 (contro i 1.810 euro della città metropolitana), spingendo la domanda di acquisto e di affitto verso l’esterno. Se le compravendite nell’hinterland e a Monza sono cresciute del 46,5% in dieci anni (a fronte del +14,8% di Milano), nei comuni esterni si è registrata un’impennata dei canoni di locazione del 50% dal 2019. Nel capoluogo, inoltre, per sostenere l’affitto nelle zone meno care serve ormai un reddito familiare netto di almeno 48 mila euro all’anno, soglia che sale a 64 mila euro per le zone centrali, lasciando quasi il 90% dei nuclei al di sotto dei livelli di sostenibilità.

Welfare aziendale e supporto alla casa

In questo contesto, il rapporto tra casa, mobilità e lavoro apre la strada a nuove forme di intervento da parte delle aziende per attrarre e trattenere i talenti. Il 41% del campione (con un picco del 56% tra i residenti a Milano) si dice favorevole a valutare soluzioni abitative temporanee promosse o agevolate dal proprio datore di lavoro. La preferenza va in maggioranza (67%) a modelli che garantiscano autonomia come appartamenti a uso esclusivo, seguiti da residence e strutture convenzionate, delineando un interesse crescente per strumenti di welfare orientati non solo all’integrazione del reddito, ma al supporto concreto nei costi di alloggio e spostamento.

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