Ramy, il perito: «Inseguimento carabinieri corretto. Morte causata da un palo»

MILANO – «Per quanto attiene al Vice Brigadiere conducente dell’autovettura di servizio Alfa Romeo Giulietta, la disamina di tutti i video e l’attenta analisi hanno confermato che questi, aderendo al dovere d’ufficio, ha proceduto nell’inseguimento dei due fuggitivi attenendosi alle procedure previste nei casi di inseguimenti di veicoli, quando si è trovato nell’impossibilità di poter attuare un’azione difensiva efficace in relazione alla manovra improvvisa ed imprevedibile attuata dal conducente del motoveicolo, di taglio della propria traiettoria». Queste le conclusioni del consulente della Procura, Marco Romaniello, nella perizia cinematica relativa all’indagine sulla morte di Ramy Elgaml.

Il 19enne di origine marocchina era a bordo di uno scooter guidato dall’amico Fares Bouzidi, 22 anni, rimasto ferito, e i due venivano inseguiti da tre auto dei Carabinieri, che avrebbero tallonato il motorino fino a farlo cadere. La caduta è stata fatale per Ramy.

«La concausa determinante dell’evento che ha cagionato il decesso del trasportato a bordo del motoveicolo, Elgaml Ramy Yehia Awwad Nady – al di là dei fattori umani connessi ai conducenti – è stata, purtroppo, determinata dalla presenza del palo semaforico che ha arrestato la caduta del trasportato, bloccandone la via».

Si è assunto il rischio

«Per quanto attiene al conducente del motociclo Yamaha Bouzidi Fares  – continua la perizia – questi, opponendosi all’Alt dei Carabinieri, dava avvio a un inseguimento anomalo e tesissimo, ad elevatissima velocità lungo la viabilità urbana cittadina, con una guida spregiudicata ed estremamente pericolosa, transitando con semafori rossi, a pochi centimetri da veicoli in marcia regolare con rischio di collisioni, affrontando di notte, in contromano, curve alla cieca. Questi, con il suo comportamento sprezzante del pericolo, ha determinato l’inseguimento e le sue modalità e si è assunto il rischio delle conseguenze, per sé e per il trasportato», conclude il perito.

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