BUSTO ARSIZIO – Il sogno si chiama BRT, Bus Rapid Transit, il “super tram” con corsia preferenziale che dovrebbe collegare la conurbazione tra Busto, Gallarate e Legnano. Ma la realtà è quella degli studenti delle scuole superiori, a cui a Busto «è successo più volte che non passasse il pullman», tanto da essere costretti a chiedere un passaggio (in auto) ai genitori per tornare a casa. Il paradosso emerso dal convegno per la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, organizzato questa mattina, 20 settembre, ai Molini Marzoli, alla presenza di molti esperti di mobilità, e di fronte ad una folta platea di studenti del liceo Candiani.
Il convegno

La provocazione degli studenti
E loro, i ragazzi, l’hanno preso in parola. Così, dopo quattro ore di convegno – su temi quali transizione verde e digitale, recupero dello spazio urbano e futuro della mobilità – quando hanno avuto la possibilità di prendere in mano il microfono, la prima domanda ai relatori sul palco è stata «con quale mezzo di trasporto» fossero arrivati al convegno. Ad aggiudicarsi l’applauso della platea è stato Daniele Colombo, direttore dell’agenzia del TPL di Como-Lecco-Varese, arrivato ai Molini Marzoli a piedi da casa sua, in pieno centro città. L’assessore Loschiavo, che abita a poche centinaia di metri dai Molini, si è salvato in corner: «Subito dopo il convegno devo scappare a Sesto San Giovanni. O vado in automobile o mi attacco al tram». La consigliera regionale Romana Dell’Erba, che viene da Varese, ammette di aver optato per l’auto privata – «ma è full hybrid» – e promette di impegnarsi per «aumentare la sicurezza sui mezzi pubblici» in modo da poterli utilizzare anche la sera. Ignaro del sondaggio improvvisato, il rappresentante di Anci Lombardia Fabio Binelli ad un certo punto è apparso in video direttamente dall’abitacolo della sua macchina, suscitando ilarità tra gli studenti.
E i bus che non passano
Ma non è finita qui, lo spazio concesso alle domande degli studenti ha fatto emergere una platea decisamente sul pezzo sul tema mobilità sostenibile, innescando un dibattito che finora, di fatto, non si è mai sentito nemmeno in consiglio comunale. Uno studente infatti ha sollevato il problema dalle condizioni delle piste ciclabili e dei marciapiedi nella zona industriale di Sacconago, chiedendo all’assessore se non si sia il caso di «sistemare quelle già esistenti prima di fare nuove piste ciclabili». Un altro ragazzo ha messo il dito nella piaga del trasporto pubblico locale, denunciando di aver più volte atteso invano il passaggio dell’autobus per tornare a casa, tanto da essere «costretto a chiamare i genitori per farsi venire a prendere in macchina. Inquinando». E quando, per capire la portata del problema, in platea si sono alzate decine di mani di ragazzi che hanno vissuto una analoga esperienza, il direttore dell’Agenzia TPL Colombo non ha potuto far altro che definire «inquietante» questa situazione.
Il “super tram”

L’assessore Loschiavo però non si è tirato indietro dal rispondere ai ragazzi. Sia sulla manutenzione delle ciclabili, citando il progetto “Adotta una ciclabile” di KLM con cui il Comune di Busto Arsizio ha avviato una partnership. Sia sul tema dei bus: «Abbiamo progettato la soluzione – annuncia l’assessore – è Simba, il sistema integrato della mobilità, una control room per gestire da remoto le problematiche del TPL, fornendo agli utenti soluzioni in tempo reale. Lo fanno ad Amsterdam, possiamo farlo anche a Busto». E poi Loschiavo ha di nuovo tirato fuori il sogno del BRT (Bus Rapid Transit), il “super tram”, un «collegamento veloce con frequenza significativa, e garantita, su corsie riservate» che aveva proposto per la conurbazione di cui Busto è al centro. «Il ministero dei trasporti ha messo 470 milioni di euro, gli enti locali devono svegliarsi e sfruttare questa enorme possibilità» l’appello dell’assessore. «Un agglomerato di 250mila abitanti che ha bisogno di collegamenti più ampi – gli fa eco Daniele Colombo – come una linea sola che colleghi tutti gli ospedali, da Gallarate a Busto a Legnano, con cadenzamento ogni 7 minuti. Come hanno fatto a Rimini».
Il mea culpa sul PUMS
L’assessore Loschiavo non ha rinunciato nemmeno a tracciare un bilancio dei suoi tre anni con la delega alla mobilità sostenibile. «Ho fatto tutto quello che mi ero ripromesso, magari l’avrei fatto ad una velocità diversa – ammette – sono stato fortunato, sono stati realizzati 14 chilometri tra piste e corsie ciclabili, case avanzate, sensi unici eccetto bici. Ci siamo posti un obiettivo, portare avanti interventi concreti sulla base di una progettazione globale». Il PUMS, un percorso che «ad un certo punto si è bloccato. Deve essere condiviso da tutti, ma sono convinto che, se comunicato adeguatamente, non può fare paura. Anche perché lì dentro ci sono tante cose che abbiamo già realizzato». Loschiavo fa un mea culpa sul PUMS: «Un suo elemento fondamentale è la partecipazione, forse il coinvolgimento delle anime politiche non è stato sufficiente. Abbiamo commesso un errore, la voglia di arrivare. Invece ci vuole il tempo che ci vuole».
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