Gallarate, il messaggio di monsignor Valagussa: il bene prevalga sulla legalità

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GALLARATE –  «Bisogna rispettare le leggi e farle rispettare, ma non bisogna mai perdere di vista il desiderio del bene che si guadagna insieme». Non fa mai riferimenti specifici monsignor Ivano Valagussa. Ma nei passaggi chiave dell’omelia in occasione della patronale di San Cristoforo – l’ultima dopo sei anni di permanenza in città – sembra riferirsi direttamente al sindaco Andrea Cassani e alla sua giunta, seduti sulla prima panca della basilica. Il centrodestra ha più volte fatto richiamo alla legalità nelle scelte amministrative più discusse proprio dal mondo cattolico (lo sgombero dei sinti, l’allontanamento dei clochard sotto la Mornera, il biglietto del treno pagato ai profughi, la chiusura del centro di preghiera islamico), ma secondo il prevosto c’è qualcosa che è superiore: «Mettere a disposizione il bene che Dio ci dà e cercare delle soluzioni condivise. Perché il bene è di tutti e va condiviso».

Il saluto alla città

Era l’ultima celebrazione di San Cristoforo per monsignor Valagussa, che lascerà la città a settembre, lasciando il posto a don Riccardo Festa. Il sacerdote dice di aver creato «relazioni profonde di reciproca stima e affetto» ma soprattutto di aiuto, «per vivere da cristiani in città ed essere cittadini in questa bellissima città che la mia Gallarate». Un vero e proprio messaggio di ottimismo il suo: «Sembra che essere contenti oggi sia diventato fuori moda. Andiamo invece a ricercare i motivi per dire grazie al Signore e lodiamo chi fa del bene alla nostra città». E ancora: «Lodiamoci reciprocamente, perché tutti possiamo fare del bene anche nella complessità delle nostre vite».

Le sfide  per il futuro

Al sindaco Cassani (che come da tradizione ha portato all’altare i ceri donati dall’amministrazione comunale) e alla sua giunta, a tutti gli amministratori presenti e ai gallaratesi seduti tra le panche in basilica, monsignor Valagussa ha ricordato i problemi esistenti, per i quali serve una soluzione «condivisa, sfruttando le risorse del tessuto sociale»: la noia, il gioco d’azzardo «che rovina l’esistenza propria e delle persone care», la precarietà abitativa di chi è sotto sfratto, la salute per chi non ce l’ha e l’autismo, in netto aumento tra le nuove generazioni. «Cosa possiamo fare noi? Andare a cercare il bene che c’è. E guardate che a Gallarate ce n’è tantissimo».

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