Prestazioni mirabolanti in salita. Al Tour soprattutto, ma non solo. Vam – i metri di dislivello che un ciclista percorre in un’ora, dato che non ha un valore scientifico ma è comunque un parametro considerato dagli esperti come fondamentale nella valutazione delle performance in salita – pazzesche. Sul Ventoux, Pogacar e Vingegaard hanno sfiorato i 1.800 su un’ascesa di quasi 55’. Inutile girarci tanto attorno, il sospetto che qualcuno nel ciclismo bari c’è. Nessuno tra gli addetti ai lavori si espone chiaramente ma a taccuini chiusi sono in tanti a esporre il dubbio che qualche atleta usi il “motorino”. Di più, alcuni sostengono che il doping tecnologico, nel ciclismo attuale, sia un problema maggiore che il doping chimico.
Se ne parla già da tempo. Già nella prima decade degli anni Duemila sono cominciati strani movimenti. Grandi campioni alla vigilia di appuntamenti importantissimi lasciavano la loro bici nelle mani di uno strano personaggio il quale se la portava via e la riconsegnava la mattina della corsa. Si raccontava che questo personaggio fosse in possesso di un olio dalla formula magica (fenomeno che ha stregato il piccolo mondo del ciclismo) che toglieva completamente ogni attrito, sia nella trasmissione ma anche dal telaio per la resistenza dell’aria. Fosse vero sarebbe da premio Nobel.
Il primo corridore a finire sotto accusa fu Fabian Cancellara: la facilità nei trionfi nelle classiche del Nord 2014 suscitarono molte perplessità. Fece scalpore la caduta di Ryder Hesjedal nella settima tappa della Vuelta 2014: il canadese faticava a riprendersi la bici che a terra girava in tondo accelerando. Sempre nel 2014, sospetti ci sono stati su Alberto Contador e la sua strana caduta che lo costrinse al ritiro dal Tour de France. Al termine della Milano-Sanremo 2015 ci fu un blitz dei carabinieri che controllarono le bici di Trek, Astana, Tinkoff ed QuickStep. Poi, nel 2016, venne scoperta una ragazza belga, Femke Van den Driessche, durante i mondiali di ciclocross a Zolder. E vuoi che i cicloamatori golosi di gloria da paese non copiassero? Così anche in provincia di Brescia, a Bedizzole, nel luglio 2017 al termine di una gara dell’oratorio, ecco trovato un 53enne con le mani… sul pulsante.
Nelle settimane scorse sui social ha fatto furore un video di un professionista la cui ruota posteriore della bicicletta da crono, dopo essere stata appoggiata a terra, ha cominciato a girare con vigore: c’è chi sostiene per un colpo di pedale involontario nell’appoggiarla e la relativa inerzia, chi sostiene la teoria dell’aiutino tecnologico.
A margine di tutto questo bisogna ricordare che l’Uci da anni esegue controlli sulle bici, ma truccate non risulta siano mai state trovate. Strano, verrebbe da pensare, perché se dopo anni non ci sono riscontri significa che il trucco non esiste. Oppure, se si fanno controlli in continuazione, è perché ci sono riscontri e che poi non vengono resi noti?
Per capirne di più abbiamo incontrato un esperto della materia che, a tutela della sua sicurezza, ha chiesto che venga mantenuto l’anonimato. Gianni, lo chiameremo così, mentre parla mostra video e foto per spiegare meglio.
Gianni, le risulta che qualche corridore professionista abbia usato il motorino?
“Certo, la prima volta nel 1999 al Tour de France”.
I primi motorini erano nel telaio, con la batteria nella borraccia e i pulsanti al manubrio. Poi la tecnologia si è evoluta
“Sì, e quelli attuali si riescono a mascherare parecchio. È davvero difficile distinguere una bici truccata da una che non lo è. Però quando su salite lunghe, anche di 40’, si vedono Vam che arrivano a 1.800 o anche 1.900 viene più di un dubbio. Una Vam di 1.800 significa che si superano circa 53 centimetri al secondo. Allora prova a metterti davanti a un gradino di 53 e salirci ogni secondo con una peso di 7 chili sulle spalle. Puoi essere un fenomeno, quello che vuoi, ma io dico che ti fermi molto, ma molto prima di un’ora. Non resisti”.
domani la seconda parte dell’intervista…
