VARESE – Non è un segreto che l’arte contemporanea sia spesso difficile da comprendere da parte del grande pubblico. E l’esposizione che apre a Villa Panza oggi, giovedì 6 giugno, non fa eccezione. Non è una mostra semplice “Nel Tempo” e lo sa bene lo stesso presidente del Fai Marco Magnifico (nel video qui sotto intervista e immagini delle installazioni). «È una mostra estrema in un certo senso: deve essere vista in silenzio e ha bisogno di tempo per essere capita».
Per chi non vuole correre
«È la mostra ideale di Giuseppe Panza – prosegue il numero uno del Fondo Ambiente Italiano – questo è proprio l’universo in cui si muoveva col suo intelletto, la sua fede e il suo bisogno di silenzio. È una mostra che apparentemente espone poco, ma nel momento in cui ci si adegua a dare un peso al tempo è una mostra che dà una quantità di sollecitazioni, visioni e sensazioni estremamente forti. In un mondo che corre è una mostra fatta soltanto per chi decide di non correre per qualche ora». Magnifico ha anche colto l’occasione per un ringraziamento ad Anna Bernardini che ha lasciato qualche mese fa l’incarico di direttrice di Villa Panza e per un benvenuto a Gabriella Belli, curatrice delle attività espositive e del programma culturale della villa, alla sua prima mostra organizzata nel bene. Alla presentazione sono intervenuti tra gli altri anche il sindaco di Varese Davide Galimberti e l’assessore alla cultura di Regione Lombardia Francesca Caruso.

59 opere
Sono esposte in mostra, tra il primo piano della villa e l’area delle scuderie, 59 opere di 23 artisti provenienti dalla collezione di Giuseppe Panza. Tra gli autori figurano Hanne Darboven, On Kawara, Joseph Kosuth, Jan Dibbets, Walter De Maria, Franco Vimercati, Cioni Carpi, Maurizio Mochetti e Robert Tiemann. “Nel Tempo”, aperta dal 6 giugno 2024 al 6 gennaio 2025, esplora un argomento tra i più misteriosi e complessi della vita. «Nell’arte contemporanea – commenta la curatrice Gabriella Belli – il tempo è, appare, si palesa. È un fenomeno da indagare, non come simbolo o divinità, ma come presenza immateriale e intangibile, liquido amniotico del cosmo nel quale galleggiamo, culla di ogni nostro stato d’animo, di ogni azione, di ogni risveglio, di ogni nostra immagine e rappresentazione della realtà». L’esposizione è articolata in due registri narrativi, il tempo eterno e il tempo della realtà, che guidano il visitatore nelle cinque sezioni della mostra: il senso (del tempo), la durata (del tempo), i luoghi (del tempo), il rumore (del tempo) e l’esperienza (del tempo).

La mostra
L’esposizione si apre con un lavoro di Gregory Mahoney, Time Study, in cui venti lettere in acciaio ossidato e fuliggine compongono la scritta “Time exists in the minds”, interrogando il pubblico, fin dall’inizio della visita, sul valore del tempo. Segue la piccola scultura di Franco Monti dal titolo Emerging time a ricordare che il tempo avanza, procede e ci precede. L’indagine prosegue con i lavori di Allan Graham, Susan Kaiser Vogel, Grenville Davey e William Metcalf, opere prive di coordinate temporali certe, che raccontano un tempo metafisico e assoluto. Si passa quindi al concetto di tempo come durata con gli artisti che più hanno ossessivamente misurato il tempo lineare e progressivo: Hanne Darboven, On Kawara, Jan Dibbets, Franco Vimercati, ma anche con Walter De Maria, Cioni Carpi, Maurizio Mochetti e Robert Tiemann. Tra le curiosità della sezione è l’opera One Million Years di On Kawara, che prevede la lettura di un milione di anni, scritti sotto forma di date in dieci grandi volumi, e che sarà oggetto di una performance dal vivo aperta al pubblico (per candidarsi si può scrivere a faibiumo@fondoambiente.it). Nelle opere di Vincenzo Agnetti, Pier Paolo Calzolari, Stephan Dean, Lawrence Carroll e Ron Griffin, il tempo è inteso come frammento, strettamente connesso all’elemento biografico: facendo ricorso a coordinate geografiche e temporali precise questi autori rappresentano i luoghi della memoria, del ricordo.

Il rumore del tempo
La mostra prosegue con le installazioni sonore di Michael Brewster e le macchine in movimento di Piero Fogliati. I due artisti creano strumenti e meccanismi che emettono vibrazioni sonore e rompono il silenzioso fluire del tempo, permettendo al visitatore di udirne il rumore. L’ambiente dedicato a Paolo Fogliati è completato da Fleximofono 2002, opera donata nel 2024 al Fai dal figlio dell’artista Paolo Fogliati. Nella scuderia piccola nell’ala dei Rustici l’installazione The Eighth Investigation, Proposition 3 di Joseph Kossuth accoglie lo spettatore, invitato a compiere l’azione del tempo sedendosi al tavolo e sfogliando i quaderni esposti, mentre sulle pareti (nella foto sotto) scorrono le lancette di ventiquattro orologi che segnano orari diversi. Il percorso di visita si conclude con la proiezione del film muto del 1925 “Seven Chances” di Buster Keaton, in cui l’attore americano tra sequenze comiche e surreali trasferisce nel mezzo cinematografico il senso del tempo che la mostra ha raccontato al pubblico.

Anche i podcast
“Nel Tempo” è dunque un progetto espositivo dedicato a uno dei temi cari a Giuseppe Panza di Biumo, che intende valorizzare un nucleo di opere facenti parte della donazione avvenuta nel 2022 di Rosa Giovanna Magnifico e della famiglia Panza al Fai. La mostra si avvale inoltre di prestiti temporanei della Panza Collection di Mendrisio. L’esposizione è accompagnata da un catalogo con un testo introduttivo di Gabriella Belli e schede critiche di Marta Spanevello. Arricchiscono il volume due saggi di Italo Calvino e di Ivano Dionigi. Il percorso espositivo è accompagnato anche da podcast che guidano il visitatore alla comprensione delle opere ed è arricchito da suggestioni di filosofi e letterati, facili chiavi di lettura che rimandano alla riflessione sul tema del tempo che da secoli interroga l’uomo.
nel tempo villa panza – MALPENSA24
