VARESE – Può essere ancora attuale la band più longeva d’Italia? Sì, se il mondo è ripiombato esattamente a quando avevano iniziato, in quegli Anni Sessanta di protesta dove i giovani invocavano la pace attraverso i loro beniamini musicali. A protestare oggi rimangono loro: sessantadue anni dopo i Nomadi hanno cambiato tutti gli interpreti, eccezion fatta per l’inossidabile Beppe Carletti, ma non la loro identità. E ieri sera, 21 novembre, al Teatro Intred di Varese, l’hanno voluto dimostrare a caratteri cubitali quando sul grande schermo alle loro spalle è apparsa la scritta «Cessate il fuoco» mentre Yuri Cilloni tirava fuori la bandiera arcobaleno.
Nomadi contro
Ma soprattutto, lo hanno gridato attraverso le loro canzoni. Con “Contro”, con “Auschwitz” scritta da Francesco Guccini negli anni della loro proficua collaborazione, con “Dove si va” se «quando piovono bombe non c’è riparo». E’ stato Carletti, senza voce ieri sera, a introdurre “L’angelo caduto”: «L’abbiamo scritta 20 anni fa ma ci riporta alle immagini di oggi. Chiamarla canzone è sminuirla». Non poteva mancare “Gli aironi neri”, brano con cui Augusto Daolio invoca alla libertà interiore, alla ricerca della verità e al superamento dei pregiudizi. Un invito a vivere una vita autentica, anche quando questo implica sofferenza. Un viaggio da affrontare insieme – tema ricorrente nelle canzoni dei Nomadi – con la speranza di andare incontro ad un mondo sempre migliore.
Il concerto
Il concerto è iniziato dieci minuti dopo le 20 con “Per fare un uomo” ed è terminato, come legge scolpita sulla pietra per il popolo nomade, con “Io Vagabondo”. In mezzo una prima parte interamente acustica con un lungo medley che ha spaziato dai Nomadi della fase Daolio, anche con brani molto ricercati come “I tre miti”, passando per alcuni pezzi simbolo della seconda stagione targata Danilo Sacco come “Nè gioia né dolore” o “La vita che seduce”, fino ad arrivare a “Suoni” solo piano e violino che ha fatto chiudere il sipario per l’intervallo. Nella seconda parte si è tornati a concerti di sempre, con i biglietti del pubblico letti da Cico Falzone, Yuri che scende in platea, i bambini che salgono sul palco e quel corale karaoke che da sempre accompagna i più grandi successi della band di Novellara. In scaletta le immortali “Dio è morto”, “Canzone per un’amica”, “Io voglio vivere”, “Un giorno insieme” e “Noi non ci saremo”. In due ore di concerto spazio anche per “Imagine” di John Lennon con il volto di Augusto Daolio che appare in sottofondo. Ogni anno che passa, la sua assenza pesa sempre di più.
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