di Ivanoe Pellerin
Cari amici vicini e lontani, quando pochi giorni fa il generale Fabien Mandon, Capo di Stato Maggiore francese, ha detto che il nostro Paese deve essere pronto ad “accettare di perdere i propri figli” di fronte alla minaccia rappresentata dalla Russia, le sue parole sono state un elettroshock per l’opinione pubblica francese. Più o meno nelle stesse ore sono iniziate a circolare alcune proposte da parte dei governi di Francia, Germania e Italia circa la possibilità di introdurre una sorta di leva militare su base “volontaria”. Il dibattito sui diecimila volontari italiani è una tempesta in un bicchier d’acqua, anzi in una tazzina da caffè espresso molto ristretto. Ma lo stesso vale per i maldipancia francesi: i numeri del reclutamento volontario annunciati da Macron sono paragonabili a quelli italiani.
Nelle stesse ore in cui circola questa cifra sui media italiani, in parallelo viene discussa una bozza di progetto di tregua in Ucraina che, in una versione considerata favorevole a Putin, vorrebbe limitare il futuro esercito di Kiev a seicentomila uomini e donne. Ricordo che il numero degli uomini e donne che attualmente combattono per difendere il proprio paese da un’aggressione senza scrupoli, bloccando o impedendo l’avanzata di un nemico molto più grosso e aggressivo si aggira intorno agli ottocentomila o novecentomila. Di fronte di questi numeri, converrete con me che un’ipotesi di diecimila futuri volontari nelle forze armate italiane è (mi spiace dirlo) ridicola. Comunque è già stata denunciata da alcuni come una sciagurata decisione da guerrafondai.
Questa guerra che ormai da quattro anni imperversa nel cuore dell’Europa rischia di finire male non tanto e non solo per il tentativo maramaldesco di Trump di obbligare ad un accordo che premierebbe le mire espansionistiche di Putin, ma soprattutto per i numerosi errori che gli USA e l’Europa hanno commesso nel corso degli anni. Ricordo che la supina accettazione che nel 1938 spinse l’Inghilterra ad accettare l’invasione di Adolf Hitler nei Sudeti (Cecoslovacchia), si è ripetuta in modo molto blando a partire dal 2008 con i molteplici segnali di tolleranza euro-americana verso le guerre di Putin in Georgia, Crimea, Ucraina. Se oggi si accettasse una pace ibrida come quella appena accennata nei 19 o 28 punti di cui si parla, questo servirebbe a Putin per riarmarsi e poter pensare alla prossima mossa contro l’Europa. Intanto lo zar russo ha aperto diversi altri fronti nella guerra “grigia” che c’è già: sabotaggi e attentati e incursioni di droni sono all’ordine del giorno soprattutto nell’area baltico-scandinava e contro il Belgio e la Germania. L’Italia non è lontana.
Come annota l’ottimo Rampini, molti ignorano che l’Europa ha conosciuto il miracolo di 80 anni di pace solo ed esclusivamente perché la Nato era un deterrente credibile contro un’invasione sovietica. L’Armata Rossa entrò con i tank in tempo di pace per schiacciare rivolte democratiche a Budapest nel 1956, a Praga nel 1968, per imporre un golpe a Kabul nel 1979; ma non entrò a Berlino Ovest perché lì temeva la reazione della Nato. Un momento chiave che tutti i giovani europei dovrebbero studiare fu la crisi degli euromissili alla fine degli anni 70: l’Urss tentò di separare l’Europa occidentale (mettendola sotto il ricatto di un improvviso e massiccio dispiegamento di missili nucleari) dall’America; se Washington si fosse voltata dall’altra parte, il Muro di Berlino sarebbe caduto ma solo per far passare i tank sovietici diretti a Parigi, Bruxelles e Roma. È solo quando l’Occidente è entrato in un letargo geopolitico, in una cultura del disarmo, che Putin ha rialzato la testa e ha visto le condizioni ideali per ricostruire l’impero sovietico.
In questo panorama sconfortante si distingue per fortuna il piano di difesa della Germania che è stato oggetto di uno scoop del Wall Street Journal. Quello è una cosa seria. Il piano tedesco precede l’arrivo al governo del cancelliere Merz, il quale vuole mettere in cantiere fino a mille miliardi d’investimento per il riarmo. Da oltre due anni, un gruppo ristretto di alti ufficiali tedeschi lavora a un documento segreto di 1.200 pagine: OPLAN DEU, il piano per preparare la Germania – e dunque la Nato – a un’eventuale guerra con la Russia. L’invasione dell’Ucraina nel 2022 ha dissolto ogni illusione di stabilità e ha costretto Berlino a pensare come snodo logistico del fronte europeo. Il piano non è un esercizio teorico: ora la Bundeswehr (le forze armate tedesche) corre per trasformarlo in realtà. Al centro della strategia c’è una gigantesca operazione logistica che dovrebbe muovere fino a 800.000 soldati tedeschi, statunitensi e alleati, proiettandoli verso Est. Tutto dipende dalla rete di porti, fiumi e canali, ferrovie e autostrade, che attraversano la Germania come vene e arterie di un corpo continentale. Le carte militari mostrano un dato ineludibile: il Baltico e il Mare del Nord sono vulnerabili; la pianura tedesca rimane il corridoio naturale. Questa necessità strategica si scontra con una realtà scomoda: decenni di pace hanno eroso la capacità infrastrutturale tedesca.
Il piano tedesco prevede dunque non solo investimenti infrastrutturali monumentali – 166 miliardi di euro entro il 2029 – ma un cambio culturale completo: un ritorno alla mentalità della difesa totale. L’esercito deve cooperare con aziende private, governi locali, forze dell’ordine, ospedali, protezione civile. E deve farlo in un’epoca di nuove minacce: sabotaggi, droni, campagne di spionaggio. Il tempo stringe: Berlino stima che la Russia potrebbe essere pronta ad attaccare la Nato già nel 2029. Sabotaggi, cyberattacchi e intrusioni aeree segnalano che il confine fra pace e guerra si fa sempre più sottile.
Cari amici vicini e lontani, spero di non avervi rattristato troppo ma come dice il cancelliere Merz “Non siamo in guerra, ma non viviamo più in tempo di pace.”
pellerin tempo pace – MALPENSA24
