Novara, il no dei sindacati al Piano casa del Governo: «Pochi fondi e rischio privatizzazioni»

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Giovanni Baratta (Cisl), Domenica Macrì (Cgil), Roberto Fimiano (Uil)

NOVARA – Il nuovo Piano Casa varato dal Governo nasce con l’obiettivo dichiarato di disinnescare una delle bombe sociali più calde del Paese: l’emergenza abitativa. Ma all’ombra della Cupola di San Gaudenzio il provvedimento raccoglie soprattutto forti perplessità.

Se da un lato il sindaco di Novara, Alessandro Canelli, pur ammettendone i limiti difende la misura invitando a considerarla «un primo passo», i sindacati degli inquilini di Cgil, Cisl e Uil fanno fronte comune e bocciano l’impianto della riforma, definendola senza giri di parole «mera propaganda».

Il nodo delle risorse: la provocazione dei numeri

La trincea dello scontro si concentra innanzitutto sui numeri. L’esecutivo ha messo sul piatto 970 milioni di euro spalmati su cinque anni, il che significa circa 194 milioni spendibili nel 2026.

Secondo i calcoli di Federcasa, per rimettere in sesto un alloggio di edilizia residenziale pubblica (Erp) servono mediamente tra i 20 e i 25 mila euro.

Questo significa che, nella migliore delle ipotesi, quest’anno si potranno recuperare appena 7.700 alloggi in tutta Italia, a fronte dei 60 mila sbandierati dal Governo, per i quali servirebbero almeno 1,5 miliardi.

Una goccia nel mare se parametrata alle necessità del Piemonte Orientale. I dati censiti da Atc Piemonte Nord fotografano una realtà complessa: sono 925 gli appartamenti da ristrutturare nel quadrante, di cui ben 342 in provincia di Novara, seguiti da 372 nel Vercellese, 200 nel Verbano-Cusio-Ossola e 11 nel Biellese.

Sindacati all’attacco: «Scelte unilaterali e rischio svendita»

I rappresentanti territoriali – Giovanni Baratta (Sicet Cisl), Domenica Macrì (Sunia Cgil) e Roberto Fimiano (Uniat Uil) – hanno analizzato i punti critici del decreto in una conferenza stampa nella sede novarese della Cgil, contestando la mancanza di confronto.

Giovanni Baratta evidenzia come il Piano sia stato presentato come la panacea di tutti i mali, pur essendo stato preso senza alcun dialogo con le parti sociali e tra le forti perplessità degli enti locali.

Ancora più dura l’analisi di Domenica Macrì del Sunia, che lancia l’allarme sulla possibile “svendita” del patrimonio pubblico. Secondo Macrì, il provvedimento non rafforza l’edilizia pubblica ma favorisce la privatizzazione, prevedendo la vendita degli alloggi popolari per fare cassa e ripianare i deficit degli enti gestori. Questo ridurrà la disponibilità di case per chi ne ha bisogno.

Nel solo Piemonte Nord, su 3.486 domande presentate, ben 2.402 famiglie sono rimaste senza assegnazione, mentre a Novara ci sono circa 800 domande ancora da evadere e il Comune preferisce sfoltire la vecchia graduatoria del 2022 anziché aprire un bando nuovo.

A dar manforte ai sindacati degli inquilini c’è anche la segreteria confederale della Cgil con Chiara Corbellini, la quale sottolinea che il diritto all’abitazione con il piano del governo risulta più debole e che non può esistere una vera edilizia pubblica se contemporaneamente si continua a smantellare il settore pubblico anche negli altri ambiti.

Il “caso” sfratti e lo spettro dei commissari

A preoccupare il territorio è anche la governance del Piano, che prevede la nomina di due commissari straordinari con poteri di deroga urbanistica. Per i sindacati si tratta di una centralizzazione che rischia di svuotare il ruolo di Comuni, Regioni e degli enti gestori che hanno le competenze reali.

Nel mirino c’è anche il parallelo Ddl Sfratti. Baratta solleva una forte preoccupazione legata alle nuove procedure operative e al carico che andrà a gravare sulle casse municipali, spiegando che secondo la nuova impostazione non ci saranno più comunicazioni all’inquilino sulla data esatta dello sfratto e l’ufficiale giudiziario potrà presentarsi a sorpresa.

Inoltre, il tribunale segnalerà preventivamente i casi di fragilità ai Comuni affinché li prendano in carico, ma tutti i sindaci del territorio hanno già confessato di non avere né gli spazi né le risorse economiche sufficienti per farlo.

Le contromisure chieste dal territorio

Se per Roberto Fimiano dell’Uniat Uil il Piano resta comunque un punto di partenza da migliorare e su cui monitorare la futura messa a terra, le richieste che i sindacati novaresi mettono sul tavolo per affrontare la crisi abitativa sono nette.

Per i rappresentanti dei lavoratori è indispensabile avviare un recupero reale del patrimonio esistente e rifinanziare immediatamente il fondo di sostegno agli affitti per le famiglie in difficoltà.

Parallelamente, serve una riforma delle locazioni private con interventi fiscali che favoriscano contratti stabili e a canone concordato, oltre a un coinvolgimento permanente dei sindacati degli inquilini nella gestione dell’emergenza per evitare speculazioni e inutile consumo di suolo.

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