Migliavacca: referendum per abbattere la torre kitsch del castello di Novara

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La torre del Castello domina l'ingresso da piazza Martiri

NOVARA – “Facciamo un referendum per decidere se abbattere la torre del castello”. La provocazione l’ha lanciata oggi con una lettera aperta al sindaco Alessandro Canelli una voce da sempre fuori dal coro: quella di Carlo Migliavacca, cultore di storia locale, autore di diversi libri, già presidente del Consiglio di quartiere di Lumellogno. Un “custode della memoria” difficilmente incasellabile in categorie, tranne forse in una: quella del “disturbatore della quiete pubblica”

La torre costruita ex novo con i restauri cominciati nel 2004

E proprio in questa veste Migliavacca ha riaperto una diatriba che per anni è stata in primo piano ma che ormai da tempo sembrava seppellita nell’oblio: quella sulla torre che si affaccia su piazza Martiri. Una torre che non fa parte delle storiche strutture della fortezza, ma che fu realizzata su progetto dell’architetto Paolo Zermani, professore ordinario di composizione architettonica dell’Università di Firenze, a cui il Comune di Novara, nel lontano 2004, affidò l’incarico di progettare il recupero di quello che nell’ultimo secolo era stato prima il carcere e poi la caserma della guardia forestale.

Zermani seguì l’idea di dare forma ad un recupero  che ove possibile riportava alla luce i particolari architettonici più significativi, mentre in altri casi costruiva ex novo. E’ il caso della torre collocata  sul lato nord del Castello, proprio in corrispondenza dell’ingresso principale verso piazza Martiri.

Un oggetto sempre molto discusso

La torre non mai avuto grande successo di pubblico. I novaresi l’hanno apostrofata nei modi più diversi, richiamando i “mattoncini del Lego”, o con una irriverente allusione alla forma, “la supposta”. E non sono mancati nel tempo gli appelli a eliminarla abbattendola.

Ora ci riprova Migliavacca. Che scrive al sindaco richiamando  la sua attenzione “su quella oscenità che noi cittadini novaresi, ma non solo, abbiamo sotto gli occhi ogni giorno e che deturpa il castello Visconteo-Sforzesco della città; mi riferisco a quella “torre kitsch” che fa brutta mostra di sé in una delle principali attrazioni della città insieme alla Basilica di San Gaudenzio, al teatro Coccia e al Palazzo Tornielli Bellini”.

“Bene il castello ma la torre è da abbattere”

“Certo il lungo restauro del castello – precisa subito Migliavacca –  ha regalato alla città di Novara un eccellente polo culturale, sede di musei, mostre d’arte, eventi pubblici e privati, convention e congressi, spazi di ristoro e condivisione, ma è altrettanto certo che lo stesso restauro è ancora oggi frutto di discussione per, a mio parere, certe “libere” scelte effettuate inerenti al suo restauro”. Più di tutte, quella “torre oscena mai esistita; oltretutto, neppure lontana parente del periodo storico dell’epoca Visconteo-Sforzesca”.

Giusto per dare a ciascuno il suo, Migliavacca non manca ricordare “che è stata voluta da Massimo Giordano (Lega, sindaco dal 2001 al 2010 – ndr)  e dalla sua Giunta”. “Certo – aggiunge –  mi domando anche come la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici abbia potuto approvare la costruzione di quella oscenità di torre”, un oggetto che “i novaresi siano ben felici e riconoscenti se quella torre kitsch, banale e di pessimo gusto, venisse eliminata in modo definitivo”.

L’idea: un referendum tra i cittadini sul destino della torre

Ed ecco la proposta: “Perché non chiedere ai novaresi, mediante un referendum, se desiderano conservare la torre o abbatterla per ridare dignità e decoro ad un monumento storico della città di Novara?  Sono certo che la maggioranza dei novaresi ti sia riconoscente”.

Difficile immaginare che, mentre il cantiere del restauro che va avanti da oltre  20 anni sta arrivando lentamente al compimento, qualcuno possa veramente pensare di abbattere la torre. Ma la provocazione di Migliavacca sicuramente ha il merito di riaprire un dibattito mai davvero concluso. E che potrebbe avere qualche significato, se ampliato, per esempio in occasione della progettazione della “nuova” piazza Martiri pedonale.

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