NOVARA – Il copione è quasi sempre lo stesso: un profilo accattivante sui social o sulle app di dating, una chat privata per superare le inibizioni e un appuntamento in zone isolate. Ma una volta arrivati sul posto, la ricerca di un incontro galante si trasforma in un incubo di violenza e rapine. È un fenomeno in allarmante crescita nel Novarese, con altri due episodi registrati negli ultimi giorni nel capoluogo.
L’agguato in Corso della Vittoria
Il primo caso ha coinvolto un sessantenne del Cusio. L’uomo, dopo aver scambiato messaggi su TikTok con un giovane, aveva concordato un incontro in una zona isolata di Corso della Vittoria a Novara. All’appuntamento, però, il ragazzo conosciuto online non si è presentato da solo: insieme a un complice, ha aggredito il sessantenne, rubandogli l’auto e lasciandolo a piedi.
La fuga dei malviventi è terminata sabato scorso a Cerano. Grazie al sistema di lettura targhe (i varchi stradali), i carabinieri hanno intercettato la vettura in pieno centro. A bordo c’erano quattro giovanissimi. Tra loro, i due presunti rapinatori: un 15enne tunisino residente a Trecate (che si trovava alla guida senza patente) e un 16enne italiano di Novara. Il primo, dopo un tentativo di fuga, è stato arrestato per rapina e resistenza a pubblico ufficiale e trasferito al carcere minorile “Ferrante Aporti” di Torino.
Terrore col taser in Viale Kennedy
Poche ore dopo, un secondo episodio ha visto come vittima un quarantenne residente fuori provincia. L’adescamento, in questo caso, è avvenuto su una nota app di incontri gay. L’uomo è giunto in Viale Kennedy, nei pressi dello stadio, per incontrare il ragazzo con cui aveva chattato.
All’improvviso, un secondo giovane è balzato in auto e i due hanno minacciato la vittima con un taser. Di fronte all’esitazione dell’uomo nel consegnare i contanti, i malviventi lo hanno costretto a cedere il bancomat e il relativo PIN, effettuando poi un prelievo forzoso a uno sportello della zona. Anche in questa circostanza, le indagini tecniche e le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno permesso ai militari di identificare e denunciare i responsabili.
La scia di violenza
Questi ultimi episodi seguono una scia inquietante iniziata a fine novembre tra Novara e Gattinara e proseguita il 31 gennaio a Galliate. Il modus operandi è identico: sfruttare il desiderio di riservatezza delle vittime, convinte di muoversi in un contesto protetto dall’anonimato della rete.
I carabinieri sottolineano però come proprio la tecnologia, utilizzata dai criminali per adescare, diventi la loro trappola: i contatti digitali lasciano tracce indelebili che permettono agli inquirenti di risalire rapidamente alle identità dei profili, portando, come in questi casi, a arresti e denunce in tempi record.
