NOVARA – C’è un nuovo indirizzo in via San Francesco d’Assisi che segna un cambio di passo per la giustizia piemontese. Con l’inaugurazione del Centro di Giustizia Riparativa, Novara diventa il secondo polo regionale, dopo Torino, a dare attuazione pratica alle direttive del decreto legislativo 150/2022.
Non si tratta di un semplice ufficio, ma di uno spazio protetto dove il reato non viene trattato solo come una violazione di codici, ma come una frattura umana da ricucire attraverso la responsabilità e il confronto.
Superare la logica della punizione
La giornata inaugurale è partita con una conferenza stampa presso la sede di Confartigianato, trasformandosi in un momento di riflessione corale sulla funzione della pena. Il senatore Roberto Rosso ha descritto la struttura come un esempio concreto del futuro che le istituzioni vogliono costruire: una società capace di superare la logica puramente punitiva del passato per abbracciare i valori della rieducazione e della ricostruzione. Al centro di questo nuovo paradigma c’è soprattutto la vittima, che in questi percorsi trova uno spazio di ascolto spesso assente nei processi ordinari.
Gli interventi delle istituzioni
Il sostegno istituzionale è stato ribadito dall’assessore regionale Marina Chiarelli e dalla consigliera provinciale Barbara Pace, la quale ha ricordato come il progetto guardi con forza anche alle nuove generazioni. Grazie a specifiche convenzioni con le scuole, il Centro promuoverà infatti laboratori e incontri di sensibilizzazione per fare della legalità un valore condiviso e prevenire il disagio giovanile. L’assessore ai servizi sociali del Comune di Novara Teresa Armienti ha inoltre sottolineato come questa nuova realtà non sia isolata, ma viaggi in parallelo con i lavori di pubblica utilità gestiti in sinergia con ben 21 associazioni del territorio.
Una storia cominciata nel 2008 a San Rocco
A ripercorrere le tappe di questo traguardo è stato il sindaco Alessandro Canelli, che ha voluto rendere omaggio all’intuizione pionieristica di don Giuseppe Guaglio. Era il 2008 quando il sacerdote parlò per la prima volta di giustizia riparativa, dando il via a una sperimentazione partita nel quartiere di San Rocco.
Da quel seme culturale è nata una rete di comunità solida che oggi, con l’apertura della nuova sede, trova la sua consacrazione definitiva. “Vogliamo reagire e rimboccarci le maniche”, ha dichiarato Canelli, indicando nel dialogo l’unica risposta possibile alle preoccupazioni sociali odierne.
Come funzionerà il centro
Dal punto di vista operativo, come spiegato da don Giovanni Angelo Lodigiani e dalla dottoressa Marta Lombardi della Procura generale di Torino, il Centro si avvale di un’équipe multiprofessionale di mediatori esperti. All’interno di questi spazi confidenziali, i percorsi saranno totalmente gratuiti e su base volontaria. L’obiettivo resta quello di accogliere i bisogni di tutte le parti coinvolte — vittime, autori del reato e l’intera comunità — per trasformare il conflitto in un’occasione di crescita e pacificazione sociale.
