NOVARA – La gestione del piano di contenimento dell’ibis sacro nel Novarese si trasforma in un vero e proprio scontro politico.
Dopo le proteste delle associazioni ambientaliste e l’approdo del caso in Parlamento – grazie alle interrogazioni della deputata Pd Eleonora Evi e del collega di Avs Marco Grimaldi – il Movimento 5 Stelle sposta il fronte della battaglia a Palazzo Lascaris.
Nel mirino dei pentastellati c’è la risposta dell’assessore regionale Gian Luca Vignale all’interrogazione presentata dal gruppo, giudicata «insufficiente e burocratica».
«Non basta il richiamo alle norme»
La polemica nasce dalle segnalazioni arrivate da molti cittadini, documentate ampiamente dal nostro giornale con immagini e video che descrivono interventi cruenti nei parchi e nelle aree verdi.
«Quanto accaduto a Novara sull’ibis sacro non può essere liquidato con un semplice richiamo alle norme e con uno scaricabarile nei confronti della Provincia», attaccano in una nota congiunta Sarah Disabato, capogruppo regionale del M5S Piemonte, insieme ai consiglieri comunali di Novara Mario Iacopino e Francesco Renna.
«Scene di crudeltà nei parchi»
Gli esponenti pentastellati parlano chiaramente di «immagini ritraenti scene di crudeltà», evidenziando come gli episodi documentati descrivano «animali fatti cadere dagli alberi da altezze tali da provocare loro fratture e sofferenze». Un intervento che, secondo la denuncia del Movimento, non avrebbe risparmiato nemmeno i nidi, «scaraventati a terra con i pulli nati da poco».
Il “no” allo scaricabarile e la replica a Vignale
L’assessore regionale Vignale, durante il Question Time, ha replicato ricordando che la competenza sul piano faunistico-venatorio spetta all’ente provinciale e che gli interventi si muovono nel solco delle direttive nazionali validate dall’Ispra per eradicare una specie considerata alloctona e invasiva. Una risposta che non ha convinto l’opposizione.
«La replica dell’assessore Vignale è insufficiente – ribattono Disabato, Iacopino e Renna –. Si limita a richiamare norme e competenze della Provincia, senza assumersi un impegno chiaro a verificare la proporzionalità, la selettività e la tracciabilità degli interventi sul campo».
Prima la prevenzione, poi gli abbattimenti
Il Movimento 5 Stelle precisa di non voler negare il problema ecologico alla radice: «Nessuno nega l’esistenza di specie invasive capaci di arrecare danni alla fauna locale e ad alcune attività economiche e agricole. Ma nulla può giustificare la violenza, l’approssimazione o la mattanza alla quale abbiamo assistito».
Secondo i consiglieri, i piani d’azione ufficiali non dovrebbero contemplare metodi così cruenti.
Da qui la richiesta formale alla Giunta regionale affinché si muova per fare luce sulle modalità operative: «La Regione accerti se siano stati realmente privilegiati i metodi non cruenti, come peraltro previsto dalle stesse norme piemontesi in materia.
Monitoraggio, dissuasione, potature mirate, prevenzione della nidificazione, rimozione dei nidi non attivi e trattamento delle uova devono necessariamente venire prima degli abbattimenti. Quanto accaduto a Novara non deve più verificarsi».
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