Mafie al Nord, da Novara la conferma: «E’ un fenomeno radicato»

Novara mafie nord convegno

NOVARA – La criminalità organizzata in Piemonte è una presenza pervasiva e l’unico vero antidoto è la cultura della denuncia costante. Questo è il messaggio inequivocabile emerso dall’aula magna dell’Università del Piemonte Orientale durante il convegno “Un Piemonte libero dalle mafie”.

Il convegno promosso dal Consiglio Regionale

L’iniziativa, promossa dalla Commissione Legalità del Consiglio regionale e coordinata dal presidente Domenico Rossi, consigliere regionale novarese, ha tracciato un quadro inquietante di una criminalità che non è più un ospite passeggero ma una componente strutturale del tessuto economico settentrionale.

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Il procuratore di Torino Giovanni Bombardieri con Domenico Rossi

Rossi: «Le mafie al nord esistono e fanno affari»

«In vista del 21 marzo, giornata simbolo dell’impegno per la memoria e la legalità che si terrà a Torino – ha spiegato Rossi –  come Commissione legalità regionale abbiamo fortemente voluto questo momento di confronto tra istituzioni e società civile. Ascoltare chi ogni giorno è in prima linea nella lotta alle mafie, magistrati, amministratori, associazioni e mondo della scuola, ci restituisce la misura esatta della sfida che abbiamo davanti».

«Le mafie al Nord – ha aggiunto – esistono, fanno affari e sono radicate nel nostro tessuto economico e sociale, ma non hanno fatto i conti con una comunità che vuole reagire, fare muro e rendersi sempre più impermeabile. La legalità non va delegata, si costruisce insieme, è responsabilità comune di istituzioni, magistratura, studenti e cittadini. Come Commissione legalità continueremo a lavorare in questa direzione, senza fare un passo indietro».

Bombardieri: «Denunciare sempre»

Il procuratore della Repubblica di Torino, Giovanni Bombardieri, ha spiegato con chiarezza che la denuncia rappresenta l’unica via per l’imprenditore di affrancarsi dal giogo criminale. Tuttavia, il magistrato ha lanciato un monito su quella parte di mondo produttivo che sceglie la collusione per pura convenienza economica, magari per abbattere i costi dello smaltimento rifiuti.

Musti: «La zona grigia tra mafia e professionisti»

La ‘ndrangheta, definita come un fenomeno ormai globale, trova terreno fertile in un’area grigia composta da professionisti e colletti bianchi, un concetto ribadito con forza anche dal procuratore generale Lucia Musti, la quale ha sottolineato come le sentenze confermino il radicamento profondo del fenomeno in diverse zone del Nord.

Le indagini nell’era digitale

Sul fronte operativo, il cambiamento delle strategie mafiose è radicale. Tommaso Pastore, capocentro della DIA di Torino, ha evidenziato come nell’era digitale si sia passati dal classico pedinamento del denaro contante al monitoraggio delle criptovalute e delle transazioni virtuali, rendendo le indagini sempre più complesse. Ù

Ecomafie e inquinamento

Parallelamente, i dati ambientali forniti da Alice De Marco di Legambiente posizionano il Piemonte come la peggiore regione del Nord Italia per ecomafie nel 2024, con un numero altissimo di reati legati allo smaltimento illecito e agli incendi nei depositi di rifiuti, concentrati soprattutto nelle province di Cuneo, Torino e Alessandria.

Cirio annuncia più fondi per i beni sequestrati

Le istituzioni hanno risposto chiamando a raccolta la società civile. Il presidente della Regione, Alberto Cirio, ha annunciato il raddoppio dei fondi per il recupero dei beni sequestrati, ribadendo che la lotta alle mafie non può essere delegata esclusivamente a magistratura e forze dell’ordine, ma richiede l’impegno quotidiano contro l’indifferenza. Il sindaco di Novara, Alessandro Canelli, ha esortato i colleghi amministratori a non ignorare mai alcun segnale di sospetto, mentre il rettore dell’Univrsità del Piemonte orientale Menico Rizzi ha rilanciato con una proposta formativa sulla legalità estesa a tutti gli atenei della regione.

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Don Luigi Ciotti

Don Ciotti: «Lotta alla criminalità è impegno di civiltà»

Il momento di riflessione più profonda è arrivato da don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che ha invitato a estirpare il male alla radice attraverso politiche sociali ed educative efficaci. Ricordando le parole di Giovanni Falcone, don Ciotti ha sottolineato che la lotta alla criminalità è innanzitutto un impegno di civiltà, un monito necessario per evitare quella “anestetizzazione delle coscienze” che rischia di normalizzare la presenza mafiosa in Europa.

Le altre presenze

Al dibattito hanno contribuito anche esperti come Lucilla Conte e Rocco Sciarrone, insieme alle consigliere regionali novaresi Annalisa Beccaria, Daniela Cameroni ed Elena Rocchi, tutti uniti nella convinzione che il successo economico dei clan dipenda oggi dalla loro capacità di mimetizzarsi e collaborare con la parte sana del Paese

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