Il sottosegretario Molteni a Olgiate dal Sap: «Col ddl sicurezza pene più severe»

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OLGIATE OLONA – «La qualità della sicurezza migliora se le forze di polizia vengono messe nelle condizioni di operare al meglio. Il ddl sicurezza, che la prossima settimana andrà al voto finale in commissione per poi approdare in Aula, va in questa direzione. Altro che “approccio muscolare” come dice qualcuno. Rispetto a queste nuove misure, il Sap è stato visionario». Così il sottosegretario al ministero dell’Interno Nicola Molteni oggi, lunedì 17 marzo, al palazzetto dello sport di Olgiate Olona al congresso provinciale di Varese del Sindacato autonomo di polizia dal titolo “Sicurezza a 360°. Dal cittadino agli operatori” (nelle foto).

Particolarmente nutrito il parterre di autorità civili, militari e politiche intervenute, fra cui il prefetto Salvatore Pasquariello, il questore di Varese Carlo Mazza, il comandante della Compagnia Carabinieri di Busto Arsizio Andrea Poletto, i parlamentari Stefano Candiani e Isabella Tovaglieri, il consigliere regionale Emanuele Monti, il presidente del Circolo Fdi di Lonate Pozzolo Francesco Carbone, l’assessore del Comune di Olgiate Fabio Longhin, il comandante della Polizia locale Alfonso Castellone e il segretario cittadino Lega Claudio Cirignano. Presenti anche i ragazzi di alcune classi dell’Ic Beato Contardo Ferrini, intervenuti per raccontare le loro esperienze personali con le forze di polizia sul territorio.

«Tanti problemi, da affrontare a più livelli»

Fra i contenuti del ddl sicurezza, Molteni ha citato «la tutela legale degli operatori di polizia raddoppiata dal punto di vista economico, pene più severe per reati come resistenza e oltraggio, l’ampliamento del reato di lesioni. Il Sap ha aperto un varco là dove si annidavano resistenze su questi temi. Poliziotti e Carabinieri – ha proseguito il sottosegretario – sono rappresentazioni della comunità, della solidarietà e dell’attenzione nei confronti dei più deboli come gli anziani soli, chi viaggia in metrò, chi vuole passeggiare nei boschi ma diventa ostaggio di spacciatori. È imprescindibile anche il ruolo delle Polizie locali, che devono essere moderne, efficienti, adeguate a quel sistema della sicurezza urbana che vede gli amministratori locali inseriti nella logica di coordinamento tra istituzioni, forze di polizia nazionali e cittadini. È una visione multilivello dove ognuno deve fare la propria parte, compresa la magistratura».

Da sinistra: Cristian Sternativo, Stefano Paoloni, Nicola Molteni, il giornalista del "Sole 24 Ore" Alessandro Galimberti (moderatore) e Rachele S. De Stefanis
Da sinistra: Cristian Sternativo, Stefano Paoloni, Nicola Molteni, il giornalista del “Sole 24 Ore” Alessandro Galimberti (moderatore) e Rachele S. De Stefanis

Poi, da Molteni uno sguardo a 360° sull’attualità. «Il caso Ramy è la perfetta rappresentazione di quanti parlano a sproposito sull’operato delle forze di polizia, anche all’interno della politica e delle istituzioni. C’è una immigrazione buona, che va tutelata e che è anche utile allo sviluppo del sistema economico del Paese, e una cattiva che va perseguita. Le baby gang? È una definizione impropria: è criminalità minorile o giovanile, che sta colpendo non più solo le grandi città e che genera allarme sociale. Vi stiamo facendo fronte con un altro strumento legislativo, che è il Decreto Caivano. In Italia non ci sono situazioni limite come in Francia e in Belgio, ma situazioni dove sparisce il senso di comunità. Per questo si fa sicurezza in una logica integrata: lo Stato deve fare lo Stato, ma anche i territori devono fare la propria parte».

Infine, una proposta. «Nel 2024 in Italia ci sono state 12.300 manifestazioni che hanno coinvolto l’ordine pubblico, con più di 700 operatori delle forze di polizia feriti, oltre il doppio rispetto all’anno prima. Le manifestazioni non devono generare aggressioni, violenze, minacce e intimidazioni nei confronti delle forze di polizia, perché proprio il diritto di manifestare è garantito dagli stessi operatori in divisa, che vanno rispettati in quanto uomini e donne che si mettono al servizio e al beneficio della collettività. Voglio che sia introdotto l’arresto differito nelle 48 ore anche per chi aggredisce gli operatori durante manifestazioni».

Il sindacato: «Servono strumenti idonei»

Relatori del congresso anche Rachele Selvaggia De Stefanis, avvocato penalista del Foro di Genova che difende gli operatori di polizia in molti processi a loro carico, il segretario provinciale Sap Varese Cristian Sternativo e quello generale Stefano Paoloni. Sternativo – confermato nell’incarico al termine dei lavori congressuali – ha ricordato i tanti episodi che dall’inizio dell’anno hanno creato allarme nella provincia, dalla Volante accerchiata da ragazzini all’investimento di un agente durante un controllo, dalle aggressioni alla Polfer e agli operatori sanitari fino alle risse fra ragazzini. «Chiediamo un piano normativo più incisivo, che preveda pene più severe a tutela degli operatori, e una strumentazione più idonea, dal taser che deve avere una distribuzione capillare in quanto valido strumento di deterrenza, alle bodycam per evitare che si strumentalizzi o distorca la realtà engli interventi».

Per Paoloni «nella nostra società a mano a mano sono venuti meno quei riferimenti che funzionavano da regolatori della società per garantire la convivenza civile come il maresciallo della Stazione dell’Arma, il parroco, insegnanti, medici, via via delegittimati; a ciò si è aggiunta una immigrazione clandestina a lungo poco controllata. Serve un’attività sistemica, complessiva, integrata per affrontare queste situazioni, con una socialità diversa, servizi diversi, interventi urbani come l’illuminazione pubblica e le telecamere. Come forze dell’ordine – ha aggiunto il segretario generale del Sap – patiamo la mancanza di tutele. Le aggressioni contro di noi sono in forte aumento come pure il livello di aggressività, e credo che sia dovuto anche alle modeste conseguenze cui va incontro chi compie questi reati. Dico sì alle bodycam, ben visibili, come deterrente, invece dico no al numero identificativo dell’operatore per tre motivi: diventa un bersaglio; l’incertezza sull’identificazione da parte delle vittime porterebbe a indagarne diversi; sappiamo che nel Dark Web alcuni operatori vengono schedati: vogliamo facilitare questa pratica col numerino?».

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