SOMMA LOMBARDO – «Non voglio difendere me stessa. Voglio che i genitori di Federico sappiano davvero come sono andate le cose». È il senso della lunga testimonianza della donna di 39 anni coinvolta nella tragedia costata la vita a Federico Venco, il giardiniere di 36 anni morto dopo essere stato inseguito e speronato in moto da Mirko Bertellini.
Le dichiarazioni sono state raccolte da Salvo Sottile, giornalista della Rai, che le ha pubblicate sul proprio blog (LEGGI QUI). La donna ha deciso di parlare dopo giorni di polemiche e accuse circolate sui social.
La decisione di parlare
La 39enne racconta di aver letto ricostruzioni che definisce false e offensive. «Ho letto che sono una tossica, che ho attirato Federico in una trappola, che sono responsabile della sua morte. Ogni volta che apro il telefono mi sembra di morire un’altra volta», afferma. Per questo ha scelto di raccontare la propria versione dei fatti, sostenendo di voler restituire dignità alla memoria di Federico e spiegare cosa accadde quella sera.
La relazione con Bertellini e il Codice Rosso
Secondo il suo racconto, la relazione con Bertellini era terminata da circa due mesi, dopo un’escalation di violenze, minacce e ossessioni alimentate, a suo dire, dal consumo di crack. La donna riferisce che alla fine di luglio, in Piemonte, aveva già attivato un procedimento con il “Codice Rosso”, denunciando Bertellini per le violenze e i comportamenti persecutori, convinta però di essere riuscita ad allontanarlo definitivamente.
L’incontro casuale con Federico
La sera della tragedia, mentre si stava dirigendo a un appuntamento fissato con l’ex compagno per recuperare alcuni documenti, ha perso il telefono lungo una strada tra Vergiate e Somma Lombardo. È in quel momento che si è fermato Federico Venco. «Mi ha chiesto soltanto se avessi bisogno di una mano. E mi ha aiutato a cercare lo smartphone tra le sterpaglie. Però, non l’abbiamo trovato. Quindi mi ha semplicemente detto: “Ti accompagno io”. Non sapevamo nemmeno i nostri nomi», racconta.
Un gesto di disponibilità che, secondo la donna, sarebbe costato la vita a Venco. Una volta ripartiti verso il bar dove era fissato l’incontro, il Fogador di Maddalena secondo la sua versione dei fatti, è comparsa improvvisamente l’auto guidata da Bertellini. La 39enne sostiene che l’uomo fosse convinto che Federico fosse il suo nuovo compagno. «Nella sua testa Federico era già stato condannato. Non sapeva chi fosse. Era soltanto un ragazzo che si era fermato ad aiutare una sconosciuta», racconta. Secondo la sua ricostruzione, Bertellini ha iniziato a inseguire la Moto Guzzi fino allo speronamento che ha fatto cadere Federico, provocandone la morte. «Il suo corpo è sparito oltre il guardrail, giù nel burrone. La moto è finita incastrata sotto la macchina. Io ho sentito un rumore assordante di lamiere. L’auto, dopo aver trascinato la moto per alcuni metri, si è schiantata contro un albero».
L’aggressione e il salvataggio
«Era scalzo, senza scarpe», racconta. «Sembrava fuori di sé. Mi guardava con uno sguardo che non avevo mai visto nemmeno nei momenti peggiori». Dopo l’incidente, sempre secondo la testimonianza, Bertellini si sarebbe scagliato anche contro di lei. «Mi ha buttato a terra, mi schiacciato un piede sul collo e continuava a urlare: “infame che non sei altro hai visto? L’ho ucciso”», riferisce.
La donna racconta di essere stata salvata soltanto dall’arrivo casuale di una famiglia che si è fermato e ha avvertito i carabinieri, interrompendo l’aggressione. Spiega anche cosa è successo all’arrivo dei militari: «Quando sono arrivati i carabinieri Mirko ha subito cercato di costruire una versione diversa dei fatti. Io indicavo il burrone e urlavo ai soccorritori: “C’è un ragazzo laggiù, cercatelo”. Lui raccontava che un ragazzo gli aveva tagliato la strada e che lui senza volerlo lo aveva investito, che era stato un incidente, una fatalità».
La 39enne spiega di aver successivamente denunciato anche gli episodi di stalking e le violenze subite durante la relazione, dichiarando che testimonierà in tribunale. Il suo pensiero resta però rivolto soprattutto ai familiari della vittima. «Vorrei che i suoi genitori sapessero che Federico è morto perché ha scelto di aiutare una persona che non conosceva. È morto per un gesto di altruismo», afferma. E conclude con quello che considera il messaggio più importante: «Federico non si è voltato dall’altra parte davanti a una donna in difficoltà. È morto da uomo per bene e io continuerò a raccontare la verità fino all’ultimo giorno».
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