VARESE – Marco Legovich è stato ospite della puntata settimanale che Backdoor Podcast dedica alla serie A. E ha svelato alcuni segreti della Pallacanestro Varese. In particolare sul modo di far crescere i giovani. Ma com’è lavorare con Scola dirigente? “Luis ha una grandissima leadership ed è “ossessionato” dal suo progetto, una ossessione sana come poteva essere quella di Kobe Bryant” le parole dell’allenatore nato a Trieste. Di questa lunga chiacchierata riportiamo alcuni degli estratti più interessanti, riportando l’ascolto integrale a questo link.
Varese, fabbrica dei giocatori
E’ una definizione corretta. Sono con noi tanti giocatori italiani e stranieri che seguono il percorso impostato dal club. Librizzi e Assui sono la parte più evidente visto che giocano in serie A. Una delle virtù del progetto Scola è l’investimento sul settore giovanile, inteso sia come giocatori che come strutture attraverso le quali i ragazzi possono crescere facendo un lavoro curato e dettagliato, che ha punti in comune con la prima squadra. Oltre a Matteo ed Eliseè ne stanno venendo fuori altri: un esempio è Ivan Prato, che ha disputato una grande Next Gen. Il segreto è proporre dalla Under 17 alla prima squadra un sistema di gioco coerente, che può piacere o non piacere, ma che ha il pregio di preparare i giocatori all’interno di un percorso comune. La concorrenza dei college USA? E’ chiaro che la Ncaa ha strutture fantastiche e ha adottato una serie di norme che ora consentono agli studenti-atleti di detenere diritti d’immagine (NIL, ossia Name, Image and Likeness), quindi c’è la possibilità per gli studenti-atleti di sottoscrivere contratti pubblicitari. Varese, ma anche Trento e Reggio, propongono qualcosa di alternativo. La chiave deve essere la volontà della classe dirigente del club di proporre al ragazzo qualcosa di coerente con la sua crescita nella fascia 18-22 anni, senza usarli, ma facendoli sentire importanti all’interno del progetto. Poi i Librizzi e gli Assui che giocano in prima squadra sono un esempio per chi si impegna nel programma del club e che guardandoli pensano che un domani possono farcela anche loro ad arrivare in serie A.
La cultura del lavoro quotidiano
Il segreto per far crescere i giocatori? A Varese c’è una grande cultura del lavoro individuale. Ogni giorno. La quantità dedicata allo sviluppo personalizzato è notevolissima. Quotidianamente facciamo in media 20-25’ di lavoro individuale. Una parte è poi dedicata al lavoro in palestra. E alla fine dell’allenamento sessioni di tiro. Quindi ogni giocatore dedica 40’ al giorno alla parte personalizzata. Poi due o tre volte alla settimana ci sono sessioni di video individuali oltre che la seduta video di squadra. Attenzione, tutto questo lavoro è coerente e impostato sul sistema di gioco di Varese. Ottimizziamo il lavoro concentrandoci su quelle azioni che i ragazzi andranno poi a riprodurre in campo e questo ci dà un vantaggio di tempo importante. Nel caso di giocatori più pronti (tipo Alex Tyus) è più un mantenimento. Ma per esempio Kaodirichi Akobumbu-Ehiogu ha fatto un miglioramento clamoroso sullo stare nel nostro sistema, soprattutto offensivo.
I segreti del Luis Scola dirigente
Luis ha una leadership che è qualcosa di innato. Quando entra in palestra senti il perso della sua personalità. Questo porta tutti ad elevarsi e a proporre nel proprio lavoro la parte migliore di sé stessi. E’ chiaro che sta facendo un percorso da manager e la transizione da giocatore a manager non è facile. Ma lo sta facendo con una visione e una chiarezza encomiabile, tirando dritto per la propria strada, senza curarsi di quello che succede fuori. Il budget a disposizione è un discorso importante, ma è ancora più importante quando questo viene investito in una visione di pallacanestro, non solo sulla prima squadra. La volontà di Varese e di tutti i suoi dirigenti è quella di creare una base forte di “crescita sostenibile”. Com’è lo Scola dirigente? E’ stato un giocatore ed è una persona estremamente competitiva. E questo spirito non si spegne una volta che hai appeso le scarpe al chiodo. Posso definire Luis come una persona studiosa e ossessionata dal suo progetto, nel senso positivo del termine, come per esempio lo era Kobe Bryant.
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