GALLARATE – Dopo un calvario politico, amministrativo e giudiziario di oltre 35 anni arriva (forse) al capolinea la pasticciata quanto tormentata vicenda delle aree attorno alla superstrada 336 di Malpensa. Il Consiglio di Stato ha infatti dato ragione al Comune di Gallarate che dieci anni fa aveva controdedotto alle istanze di Immobiliare Futura, una società della galassia Coop, che chiedeva un indennizzo milionario per il divieto di operare su una vasta porzione di quei terreni retrocessi, a colpi di variante al Pgt, a zone agricole. La giunta era di centrosinistra, sindaco Edoardo Guenzani, purtroppo scomparso. A lui il Partito democratico, per voce di Giovanni Pignataro, allora suo assessore all’Urbanistica, rende il merito di avere avuto il coraggio politico e ambientale di fermare una scontata cementificazione, sinonimo di speculazione.
Di Lella e Guenzani
Pignataro parla con alcuni giornali di suo riferimento con toni entusiastici, ma non la racconta tutta. Omette la genesi e il complesso quanto incredibile percorso burocratico di quelle aree, individuate quale sito di sviluppo in funzione del vicino aeroporto. Uno sproposito di metri cubi edificabili, circa tre milioni, che Palazzo Borghi varò alla fine degli anni Ottanta. Sindaco era Giuseppe Di Lella, l’assessore che relazionò sulla bontà di quel progetto era appunto Edoardo Guenzani, che poi, molti anni dopo, legittimamente e sulla spinta delle nuove esigenze urbanistiche e ambientali, sottoscrisse l’opzione zero per evitare ulteriore consumo del suolo.
Scelleratezza urbanistica
A quel provvedimento si oppose Immobiliare Futura che, assieme ad altre società interessate ad investire in forza della normativa “liberi tutti” Di Lella-Guenzani, si affrettarono a fare incetta di terreni. L’occasione era economicamente importante e a un tempo scellerata, ma trovò subito (non poteva essere diversamente) una frotta di oppositori. Ci fu un accavallarsi di polemiche e di azioni giudiziarie, tutte le giunte che si susseguirono dai primi anni Novanta in poi hanno messo mano alle aree della 336 con una raffica di ben sette varianti urbanistiche, ciascuna con un propria proposta a tutela del verde e delle possibilità di costruire, un paio annullate dagli enti superiori, le altre stracciate dalla politica. Per la cronaca, l’ottava variante messa in cantiere si è arenata nelle more dell’inchiesta Mensa dei Poveri.
26 milioni di indennizzo
Nel 1999, in virtù di Malpensa Duemila, la Regione varò una apposita legge che permetteva di realizzare interventi seppure entro limitati perimetri. Si parlò di Business Park, di residenza, di logistica, strutture per i servizi, di altre invenzioni edificatorie, mai si riuscì a battere un chiodo. Immobiliare Futura cercò di evitare il baratro finanziario presentando un progetto per uno stadio condiviso tra Gallarate e Busto Arsizio, mise addirittura a disposizione (di certo non gratis) le proprie aree per costruire il nuovo ospedale, ma in territorio di Gallarate a cui si oppose subito Busto. Insomma, un florilegio di progetti finiti nel nulla. Fino all’azione giudiziaria con la richiesta di 26 milioni di indennizzo per i danni subiti con i reiterati no amministrativi e per aver improduttivamente versato per 25 anni le tasse dovute per legge. Nel frattempo tutti gli investimenti e i guadagni ipotizzati da una serie di società si rivelarono un disastro, con le conseguenze immaginabili.
Ma l’ambiente non ha vinto
Si arriva finalmente ai nostri giorni, e al proclama di vittoria di Pignataro: l’ambiente è salvo, non ci sarà speculazione alcuna e, a un passo da Malpensa, si potranno coltivare le patate. Al netto della presenza del vasto snodo intermodale di Hupac, della ferrovia, della SS 336, della costruenda 341, del progettato ospedale, della devastazione in atto della brughiera e di tutto quanto, in quella zona, favorirà lo sviluppo dell’agricoltura, dell’aria pulita e limiterà lo spreco del suolo. Cominciando dall’aeroporto. E poi la chiamano buona amministrazione.
