BUSTO ARSIZIO – «La pratica è al ministero dell’ambiente, lo stesso che ha bloccato l’espansione di Cargo City in brughiera e che ha chiesto 284 approfondimenti al progetto del Ponte sullo Stretto. Probabilmente c’è sensibilità e possiamo vincere il ricorso». Ci credono i promotori del ricorso straordinario alla Presidenza della Repubblica contro l’ospedale unico, che si sono ritrovati a Beata Giuliana, il quartiere che ospiterà il nuovo polo ospedaliero, per una nuova tappa del tour “Ultima chiamata”.
Lo stato del Ricorso
Nelle parole del professor Vitaliano Caimi, lo stato di avanzamento del ricorso, che dal ministero della sanità è stato trasferito al ministero dell’ambiente per una sua valutazione. Come prevede la normativa, la pratica ora è incardinata al Consiglio di Stato ed è stata trasmessa agli enti competenti, tra cui Regione Lombardia, che potrà decidere se trasferirla al Tar per il giudizio. A quel punto toccherà ai promotori valutare se accettare la sede del giudizio, con tutte le possibili conseguenze anche in termini di spese legali. Motivo per cui è in atto una raccolta fondi per sostenere economicamente l’iniziativa. C’è fiducia nelle possibilità di successo perché per i promotori (Comitato per il Diritto della Salute, Medicina Democratica, Centro per la salute Macaccaro e 38 cittadini) «il procedimento di VAS dell’Accordo di Programma è una partita truccata. È stata stracciata qualsiasi regola del gioco».
Procedura «falsata»
A Beata Giuliana, nel salone dell’oratorio, erano una sessantina le persone venute ad ascoltare le ragioni del fronte del No nella serata organizzata dall’associazione Il Quadrifoglio. L’obiettivo del ricorso è «l’annullamento» della decisione di collocare il nuovo ospedale sull’area di Beata Giuliana. «Lo scenario alternativo di ammodernamento degli ospedali esistenti non è stato sottoposto alla VAS. Una porcata» non usa mezzi termini Caimi. E l’ex consigliere comunale Alberto Rossi aggiunge che «alla popolazione è stato negato il dibattito pubblico» dove si sarebbero potute sottoporre le alternative valutate nel Docfap (Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali). A fronte di un progetto da 440 milioni di euro per il nuovo ospedale, la spesa prevista per gli scenari alternativi sarebbe di “soli” 283,5 milioni per l’ammodernamento attuali ospedali e di 412 milioni per l’ipotesi di ampliamento e ristrutturazione dell’attuale ospedale di Busto Arsizio.
La collocazione a Beata Giuliana
«Quante cose si potrebbero fare con quei soldi risparmiati per migliorare la sanità sul territorio?» si chiede Stefano Marchionna (Il Quadrifoglio), che punta il dito anche sulla collocazione del nuovo ospedale, «in un’area non salubre, tra il Sempione, Hupac, la superstrada di Malpensa, l’autostrada A8 e la Pedemontana. Vuol dire andare a farsi curare nel tubo di scappamento di un’auto». Per i promotori del ricorso la scelta di collocare era «predeterminata, da fare a tutti i costi», al di là dei passaggi previsti dalla normativa. Ed è su questo punto che si basa la convinzione di poter aver ragione in giudizio. «Se vinciamo il ricorso tutto sì blocca – spiega Caimi – a quel punto Regione, ASST e Comuni dovranno porsi il problema di cosa fare». Non resta che aspettare l’esito della procedura. E tra i cittadini presenti c’è anche chi, come Antonio Tosi, fa notare polemicamente di non aver visto «nessun movimento nella sala dove si decidono le cose». Quella del consiglio comunale. E nel mirino finisce in particolare la minoranza, che a Busto non si è opposta al progetto dell’ospedale unico.
