Ci sono due modi per fare un salto in paradiso: il primo è un resort 5 stelle, ma è costoso e non tutti se lo possono permettere, e poi a volte non hai voglia di quel turismo tutto organizzato. Il secondo è una guest house da 30 dollari al giorno, prima colazione inclusa, e alle Maldive ce ne sono molte, tutte gestite dalla popolazione locale. Immaginate dunque una lingua di sabbia nell’oceano circondata da un anello di corallo.

Noi abbiamo scelto di raccontarvi un’esperienza ad Ukulhas, a un’ora di motoscafo da Male, la capitale e sede dell’aeroporto internazionale dove atterrano i voli dall’Italia. Isola non troppo turistica, abitata ovviamente dai maldiviani, incorniciata da un anello di sabbia bianchissima, ottimo circuito per un po’ di jogging all’alba e poi un tuffo nelle acque cristalline, infine prima della colazione in guest house. Il primo giorno trascorre sulla lingua di sabbia deserta, un sandbank, a un braccio di mare dalla guest house: cast away, sotto tutti i punti di vista. La sera cena in spiaggia, semplice, sana, disintossicante… deliziosa se amate pesce alla griglia appena pescato, riso e verdure. E poi la magica notte tropicale, sotto un micidiale cielo stellato. Luoghi comuni? Mica tanto comuni… e comunque questo è, e sempre resterà, uno splendido punto di fuga. Dal secondo all’ottavo giorno: spiagge coralline, snorkeling, acqua turchese, sole e silenzi. Questi gli ingredienti magici che si ripetono senza stancarti. Ma con una particolarità: i paguri. Sapete cosa sono vero? Occupano il guscio di una conchiglia e gironzolano, trascinandosela dietro, per la spiaggia. E’ la loro casa che abitano fino a quando non comincia ad andare stretta. Poi la cambiano, ne prendono una più grande, e così via per tutta la vita. Sono egocentrici, probabilmente anche “palestrati” (considerato che le conchiglie che si portano appresso pesano molto più di loro), sono curiosi e per nulla timidi, ma giustamente si spaventano se li prendi in mano. Sono simpatici e ti scrutano con i loro occhietti neri, dal basso verso l’alto. La loro conchiglia, spesso rovinata dal mare e dal moto ondoso, è tutto quello che hanno. Benvenuti, quindi, nel mondo dei paguri, questi piccoli e fenomenali crostacei che abitano le spiagge tropicali.
La rivincita dei paguri

Dunque cerchiamo di conoscere meglio il paguro: è un piccolo crostaceo dall’addome ricurvo e molle, necessario per poter prendere possesso della sua conchiglia e per portarsela addosso. Quando avverte un pericolo si chiude all’interno, pronto però a fare capolino appena sente la sabbia sotto le chele. La sua coda è perfetta per afferrare, entrare e aggrapparsi con forza all’interno del guscio della conchiglia, che cambia, come dicevamo, periodicamente, man mano che lui cresce e la vecchia casa comincia ad andargli stretta. Vive in comunità o colonie, ma ne esistono anche di specie terrestri. Troppo curioso, talvolta invadente (quando te ne stai sdraiato a prendere il sole e comincia a camminarti addosso, ti vien voglia di “spararlo” lontano come una biglia), ed è un grande mangiatore di frutta, soprattutto la tua. Un ghiottone a cui però perdonare ogni cosa. Ispeziona e controlla con cura tutto ciò che di nuovo arriva nel suo territorio, sempre a caccia di qualcosa da arraffare: non si ferma di certo davanti ad un sacchetto, che provvede ad aprire con le chele per poi “rubare” porzioni piccole di ciò che vi è di commestibile all’interno. Quindi fate attenzione. Insomma, è un simpatico rompiscatole, con cui condividere i grandi momenti di silenzio e le immensità dell’oceano in questo angolo di paradiso terrestre. Con cura, attenzione e delicatezza, perché – non dimentichiamolo – qui siamo a casa loro (anche se fuori dal guscio della loro conchiglia).

