Paolo Carù: ricordo di un mito, fine di un’epoca

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Paolo Carù

Si svolgeranno giovedì 20, alle 15,45 in basilica a Gallarate, i funerali di Paolo Carù, uno dei più grandi intenditori musicali, un vero “music lover”, scomparso a 77 anni. Il suo negozio di dischi di piazza Garibaldi è conosciuto in mezzo mondo.

di Aldo “Beach” Pedron

Una passione iniziata sin dalla gioventù ed ereditata dal padre Luigi, esperto di musica classica e jazz. Questa passione condivisa ha portato a conoscerci nei mitici anni ‘60, il periodo di massima esplosione e creatività della musica rock, che ancora oggi influenza il sound del mondo intero e le nuove generazioni. È il maggio del 1966 quando entro nel negozio di dischi in via Verdi a Gallarate per acquistare i miei primi dieci singoli (45 giri) del Cantagiro, che ancora oggi custodisco gelosamente.  Nei mesi a seguire un’estrosa richiesta di un disco di Dave Dee, Dozy, Beaky, Mick & Tich in negozio porta suo padre ad esclamare: “Devi assolutamente parlare con mio figlio Paolo, solo lui li può conoscere!”

È quello l’inizio di una profonda amicizia: il rock è la colonna sonora delle nostre due vite.

Non tralasciando i grandi classici del rock che svettano le classifiche del periodo, il nostro interesse e la nostra curiosità è invece rivolta ai gruppi emergenti e di nicchia, rendendo la ricerca ancora più intrigante ed appassionante. A volte mesi di attesa per un solo disco, ma ne valeva la pena.

Paolo, negli anni ’70, diventa uno dei primi importatori di dischi dagli Stati Uniti e da lui per decenni si sussegue un pellegrinaggio di appassionati di musica alla ricerca del disco introvabile che solo lui può avere.

Tanti gli artisti e i gruppi che amiamo smisuratamente; spesso i gusti combaciano, come per il sound psichedelico californiano ed il rock sudista, che folgora entrambi: Quicksilver Messenger Service, Country Joe and the Fish, Jefferson Airplane, Allman Brothers Band, Janis Joplin, ma anche Bob Dylan, Frank Zappa, Buffalo Springfield, Joe Ely, Taj Mahal e altri folli musicisti.

Ci troviamo spesso a confrontarci ma anche a scherzare: lui patito di Van Morrison e dei Grateful Dead, non si capacita per il mio amore per i Beach Boys, i Mama’s & Papa’s e la Marshall Tucker Band.  Colpo di fulmine per entrambi nel ’77: il primo ascolto dell’album d’esordio dei Dire Straits.

Quante sere passate insieme ad ascoltare Astral Weeks o Moondance di Van Morrison e altri capolavori. Le sere diventano giorni, i giorni diventano settimane, le settimane diventano intere vacanze, le vacanze diventano persino il mio viaggio di nozze, in California nell’agosto del 1980, dove obbligo mia moglie ad aspettare me e Paolo, ore ed ore, nei negozi di dischi, alla ricerca delle rarità.

Concerti, eventi, interviste: una vita piena con una soundtrack più unica che rara.

Non solo amicizia, ma anche collaborazione: nei primi anni ’70 creiamo delle fanzine (riviste ciclostinate di poche copie, ndr) come Happy Trails, dove decidiamo di recensire i nuovi dischi, per lo più d’oltreoceano, non seguendo la moda del momento ma assecondando i nostri stravaganti gusti.

Nel 1977 creiamo la rivista “Il Mucchio Selvaggio”. Nel 1980 inizia un’altra nuova ed epica avventura: “L’ultimo Buscadero”, ancora ad oggi la guida o, meglio, la “Bibbia”, per i grandi collezionisti di musica Rock.

Non solo musica, ma anche una grande passione per il cinema; una combinazione perfetta che ha portato alla sua scelta dei nomi delle due riviste specializzate usando il titolo di due film di Sam Peckimpah: “The Wild Bunch” (Mucchio Selvaggio) e “Junior Bonner”.

Dirigere una rivista unica e specializzata è stato per me un onore e un piacere; ho avuto la possibilità di conoscere di persona molti artisti, alcuni miei miti, e di diffondere cultura musicale secondo i nostri standard.

Le nostre strade si sono separate nel 1992, ma la nostra passione ha continuato a viaggiare, anzi “surfare”, su strade parallele.

Paolo: una figura iconica, un negozio unico e raro,  che persino il “Guardian” ha riconosciuto come uno dei dieci più autorevoli negozi di dischi al mondo, un punto di riferimento per tutti gli appassionati musicali, una certezza per i veri collezionisti.

Caro Paolo, con te finisce un’epoca!

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