di Massimo Lodi
Ha ragione Pier Silvio. Manca il faro dei moderati. Una volta era suo padre, oggi non lo è Tajani, onesta seconda linea. Vince lPoteva diventarlo Meloni, il voto anti von der Leyen ne azzera l’ambizione.a paura concorrenziale di Salvini e dell’ultradestra, perde l’idea d’evolversi in futura ala conservatrice dei Popolari. Occasione buttata via. Vero che Ursula, conquistato l’appoggio dei Verdi, non necessitava del sostegno italiano. Vero che non averglielo dato rimaneggia il peso dell’Italia nel prossimo governo Ue. Di più: sfila a Giorgia la chance d’essere interlocutrice di quel mondo avverso all’Europa che comunque nell’Europa andrà integrato. Da possibile mediatrice a probabile emarginata, nonostante lei sostenga il contrario.
Sorprendenti i modi d’arrivare alla decisione. Senza anticipare chiaramente prima, senza spiegare chiaramente dopo. Un video anziché la conferenza stampa. Non il profilo che si addice a una statista. Eppure da mondi vari, non solo dall’interno del suo partito e della sua coalizione (Forza Italia), le erano venuti suggerimenti per una scelta opposta. Macché. Alla fine prevale il richiamo della foresta: siamo quel ch’eravamo. Inutile/dannoso orgoglio. Dopo quasi un biennio d’insediamento a Chigi ci si aspettava lo scatto nuovo, diverso, futuribile. Che desse un orizzonte lontano all’ex underdog. Invece la visione è tornata d’improvviso a restringersi, a guardar basso e vicino. Non ci metto la faccia, magari ci metto qualche voterello sottobanco. Magari. Chi lo dimostra?

Anche nell’eventuale ottica d’un successo novembrino di Trump, all’Europa -che l’America First lascerebbe a spasso su molti temi/in molte circostanze- converrà essere il più possibile coesa e autorevole. Il pollice verso alla von der Leyen contrasta un simile obiettivo, funzionale all’estremismo filoputiniano di Salvini, non funzionale al governismo antiputiniano di Meloni. Indiscutibili la lealtà atlantica della premier, il suo occidentalismo rigido, le sue certezze sulla guerra in Ucraina eccetera: proprio tali determinazioni avevano innescato un rapporto di solidità politica, oltre che di amicizia personale, con Ursula. Tutto incenerito d’un colpo, nonostante Roma sostenga che con Bruxelles il feeling resisterà.
È la sconfitta del realismo. Il più grave inciampo dall’autunno 2022 a oggi. Ne esce malconcia la figura dell’Italia, che paga l’assenza d’un autorevole leader moderato. E qui torniamo a Pier Silvio. Ha ragione lui. Troppo debole Tajani, troppo ondivaga Meloni. Immaginare un Berlusconi 2 dopo il Berlusconi 1? Fantasie, al momento. Il primo a definirle così è l’erede dello scottatissimo Cavaliere. Ma il problema sostanziale viene indicato, bisognerà trovare una soluzione operativa. La Meloni risoluta a voltar pagina faceva sperare d’esserlo. Il passo indietro di Strasburgo nega questa aspettativa. Von der nein, ok. Ma quanto ci costa il no tedesco?
