Polizia Medio Verbano, Ballardin sugli ammanchi: «Io mal interpretato»

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Gianpietro Ballardin

VARESE – Dopo Ettore Bezzolato anche Gianpietro Ballardin ha risposto alle domande delle parti, davanti ai giudici del collegio del Tribunale di Varese, nel processo che riguarda la gestione dei soldi al Comando di polizia locale dell’Unione dei Comuni del Medio Verbano, in cui sia Bezzolato che Ballardin sono imputati: il primo, ex comandante dei vigili, per abuso d’ufficio, peculato, concussione e falso; il secondo, ex presidente dell’Unione, per falso e favoreggiamento.

La busta con i soldi

Il ruolo di Ballardin nella vicenda processuale, relativa a fatti che risalgono a quasi 10 anni fa, è legato ai soldi – poco più di 1.600 euro – messi in una busta da Bezzolato dopo che i tecnici dell’ente avevano evidenziato degli ammanchi, e consegnati proprio all’ex presidente, che secondo chi ha indagato avrebbe così preso parte allo stratagemma attuato per coprire il “buco”.

Ballardin, rispondendo alle domande in udienza, ha affermato di essersi mosso nell’interesse dell’ente, incontrando Bezzolato per ritirare quella busta, depositare i soldi nella cassaforte dell’Unione e aiutare così l’ente a ricostituire la cassa economale per il passaggio di consegne tra Bezzolato (destituito dopo l’avvio dell’indagine sui conti che lo aveva portato ai domiciliari) e il nuovo comandante.

Omissioni nei controlli

La versione dell’accusa rispetto alla presunta messa in scena della busta per far fronte all’ammanco, era stata respinta da Bezzolato in una precedente udienza, durante la quale l’ex comandante aveva spiegato di non aver mai usato per scopi personali i soldi dell’ente, e di essere stato vittima di omissioni nelle verifiche sulla situazione economica dell’organo per cui prestava servizio; verifiche che – aveva sottolineato Bezzolato – spettavano ad organi esterni all’Unione. «Se le verifiche fossero state fatte – è la posizione dell’ex ufficiale – gli ammanchi sarebbero emersi».

«Periodo complicato»

Quel periodo, ha aggiunto Ballardin in aula, era particolarmente difficile per l’Unione: «Una volta scoppiato il caso, nessuno voleva avere a che fare con Bezzolato. Per questo mi sono mosso personalmente, preparando inoltre una lettera, prima di incontrare l’ex comandante, per spiegare la provenienza dei soldi che avrei ricevuto».

«Gesto male interpretato»

L’incontro era avvenuto negli uffici, ha ricordato Ballardin: Bezzolato salì, recuperò i soldi della cassa economale (che per l’ex comandante non sono mai usciti dalla sede dell’ente, che a suo dire sarebbe stata perquisita solo in parte dalla guardia di finanza) e tornò dall’ex presidente, che lo aveva atteso di sotto. «Stando a come sono andate le cose, ritengo che il mio gesto sia stato interpretato in modo sbagliato», ha precisato infine Ballardin prima della conclusione del suo interrogatorio, a cui seguirà l’esame degli ultimi testimoni (fissato per ottobre). Poi arriverà il momento delle arringhe difensive e della requisitoria del pubblico ministero.

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