di Raffaele Cattaneo*
Si avvicinano le elezioni Europee, dunque diventa necessario per tutti avere le idee chiare su cosa votare e su quale è la posta in gioco. La mia visione è chiara: servono più popolari e più moderati in Europa! Perché? Proverò a spiegarlo in queste righe, per offrire uno spunto di riflessione non influenzato dalle contingenti dinamiche politiche italiane, a cui purtroppo sembra piegata tutta la campagna elettorale. In gioco, in verità, c’è una scelta decisiva per il futuro dell’Europa e il suo posto nel mondo.

Chi l’ha fatta l’Europa di oggi? Cosa c’è all’origine dell’Unione Europea come la conosciamo e per cui voteremo? Pochi giorni fa, il 9 maggio, abbiamo celebrato la Festa dell’Europa. Ossia i settantaquattro anni dalla “Dichiarazione di Schuman”, ministro francese, popolare e cattolico in processo di beatificazione, che nel 1950, sotto ispirazione di Jean Monnet, altro cattolico, intellettuale e politico francese, proponeva a sorpresa di collocare l’intera produzione franco-tedesca del carbone e dell’acciaio sotto un’unica alta autorità. L’idea alla base era che, se la produzione di tali risorse fosse stata condivisa dalle due nazioni più potenti del continente, si sarebbero evitate altre guerre future. La ragione ultima della Dichiarazione Schuman era la “costruzione” della pace e della giustizia internazionale; cominciava così: «La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano».
Dietro questo progetto, di cui non è difficile avvertire il valore straordinario, tanto quanto l’attualità, stava una cultura politica radicalmente nuova, non genericamente “pacifista”, ma mirante a fare della pace l’obiettivo supremo della lotta e dell’azione politica. La “ragione sociale” stessa del progetto di integrazione europea, verteva sul superamento della “cultura della guerra” che circoscriveva l’obiettivo supremo della politica al bene della propria nazione e del proprio Stato. Il primo Paese ad aderire dopo Francia e Germania è stata l’Italia del cattolico popolare De Gasperi, leader della Dc, insieme ai paesi del Benelux. Ebbene, questi uomini, tutti cattolici, tutti popolari e moderati hanno avuto la visione e anche la capacità politica, di costruire un progetto istituzionale, oltre che un fatto politico, che ha cambiato la storia del mondo. Sembrava impossibile, a neppure cinque anni da quando i loro popoli si ammazzavano nelle trincee, mettere insieme vincitori e sconfitti della guerra. Eppure, è accaduto! L’Europa, dunque, nasce dalla volontà di rendere possibile la pace grazie alla forza e alla visione politica dei cattolici e dei popolari.
Chi può rifare tutto questo oggi in Europa? Chi può dare nuovo slancio creativo a quel progetto se non coloro che rappresentano gli eredi di quella cultura generativa? Non certo chi grida “Meno Europa, più Italia”, alleato ai neonazisti; o i socialisti e i verdi che hanno imposto una visione ideologica della transizione ecologica, devastante per la nostra economia e per le sue ricadute sociali; o i conservatori da soli? O i seguaci di Macron che vogliono rinnovare l’Europa mettendo l’aborto in Costituzione e mandando truppe europee a combattere in Ucraina? Se non ci sono i Popolari l’Europa politica non ha futuro! E crescono i rischi per la pace nel mondo.**
*Sottosegretario alle relazioni
internazionali di Regione Lombardia
** dalla rivista Tempi
