Chiesa, povertà e laici: i Popolari Varesini incontrano don Eros Monti a Masnago

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Don Eros Monti, arciprete del Sacro Monte di Varese

VARESELunedì 23 marzo alle 21 nella cripta della chiesa dei santi Pietro e Paolo di Masnago l’Associazione Popolari Varesini organizza un incontro dal titolo “Dalla “Dilexi Te” al Discorso di Sant’Ambrogio”. Relatore sarà don Eros Monti, parroco e arciprete della parrocchia di Santa Maria del Monte. “La Chiesa che parla di povertà e interroga noi laici”  è il titolo dell’incontro, che apre una serie di riflessioni di cui i Popolari vogliono farsi promotori, convinti che sia questa la strada sulla quale muoversi per richiamare l’attenzione dei cattolici impegnati nella vita sociale e culturale su temi di stretta attualità.

Stagione di confronto

Una scelta ben ponderata e che vuole tracciare un nuovo cammino per una stagione di confronto e di stimolo verso temi che possono sembrare controcorrente, ma che assumono invece un significato particolare per un’associazione che vuole tornare protagonista sulla scena del dibattito e della riflessione comune. La lettera di Sant’Ambrogio presentata dall’arcivescovo Mario Delpini nel suo discorso alla città di Milano nello scorso dicembre contiene una serie di spunti che non si vogliono far cadere e che anzi formeranno l’ossatura di una prima serie di incontri pubblici incentrati proprio sui grandi temi toccati da Delpini. In quest’occasione si ragionerà attorno alla Dilexi te (“Ti ho amato”), esortazione apostolica di Papa Leone XIV pubblicata il 9 ottobre scorso che sottolinea come la sofferenza che grava sui poveri sia espressione della sofferenza patita da Gesù. 

Sito e WhatsApp

«Lunedì 23 marzo si inizierà così a ragionare sulla povertà, una piaga sociale sempre più presente nella nostra società moderna e che non possiamo fingere di non cogliere, magari voltandoci dall’altra parte – dicono dall’associazione – don Eros Monti proverà a darci la lettura che oggi la Chiesa dà di questo fenomeno, insieme al tentativo di dare risposte concrete per non mantenere la discussione su un livello astratto». L’Associazione Popolari Varesini, dopo il rinnovo delle cariche sociali nello scorso settembre, vuole farsi carico proprio di questo compito, che è tipico di un’associazione culturale che ha un profondo legame con la realtà politica del territorio. Fare cioè l’analisi di un problema, ma sforzandosi di trovare soluzioni da offrire a una società sempre più disorientata e senza punti di riferimento. Per fare questo i Popolari hanno messo a punto un sito internet che si sta arricchendo di una serie di contributi sui temi che via via si andranno a esaminare e a dibattere pubblicamente. Per riuscire a essere sempre più vicino a chi è interessato a questa proposta è stato creato anche un canale Whats App (Associazione Popolari Varesini). Chiunque lo volesse può iscriversi a questi strumenti per restare in contatto con questa vivace realtà che vuole essere sempre più protagonista sui grandi temi di interesse della comunità.

Il commento del presidente

«Essere Popolari oggi significa farsi carico dell’eredità storica di un grande movimento politico che, in due fasi della nostra storia recente, sono stati punti di riferimento per il mondo cattolico e riformista», dice il presidente della Fondazione Popolari Varesini Fabio Passera. «Nessuna nostalgia del passato, ma piuttosto la consapevolezza che essere oggi cattolici impegnati nel quotidiano di ognuno di noi, significa avere ben presente l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa». E poi aggiunge: «Per i Popolari Varesini questa è la prima uscita pubblica dopo il rinnovo del direttivo dell’associazione e della fondazione e quindi è un momento particolare. Abbiamo scelto di cominciare sull’insegnamento della lettera alla città dell’arcivescovo Delpini ma non ci fermeremo qui, perché comunque intendiamo fare anche attività di carattere culturale più ampio. La nostra, come ho avuto occasione di dire, è un’associazione che si occupa di raccogliere i problemi della nostra società e di provare a interpretarle e dargli una lettura per dare delle risposte. Noi è vero che non siamo un partito, l’abbiamo sempre detto, ma crediamo che chi come noi si pone come depositari della memoria di un grande movimento come quello dei Popolari e Democrazia Cristiana che hanno caratterizzato il Novecento nel nostro paese sia comunque un momento di riflessione ma anche un momento per provare ad avvicinare persone che magari la politica ha allontanato e che si sentono un po’ ai margini del dibattito pubblico. Noi ci proviamo, fedeli alla nostra storia, a quello che sappiamo, a quello che saremo. Nessuno pensi che faremo solo attività legate al pensiero della Chiesa – per noi la dottrina sociale della Chiesa è un punto di riferimento – non è certamente l’unico momento di riflessione che porteremo, ma quello che vogliamo fare è provare a svegliare la curiosità, la voglia di ascoltare, di dibattere, di farsi un’opinione da parte di tante, troppa gente, anche nostri amici che hanno in qualche modo deciso di stare alla finestra. Noi crediamo che sia sempre di più un momento di rimettersi in campo e di ragionare insieme per provare a ricostruire e a costruire qualcosa di utile per il futuro di questo paese». 

Passera: «I Popolari in politica più attuali che mai. Il modello Varese lo conferma»

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