Primarie leghiste e mal di pancia del centrodestra

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Un gazebo della Lega

Mentre è in corso il congresso federale della Lega, appuntamento decisivo per il futuro elettorale e di merito del partito, il centrodestra di Busto Arsizio, e per estensione nel territorio, si agita in scia alla decisione del direttivo leghista di convocare le primarie. In buona sostanza, si tratta di una consultazione tra i cittadini bustocchi per la scelta del candidato sindaco che potrebbe rappresentare il Carroccio (supposto che si possa ancora chiamarlo così) alle amministrative della prossima primavera.

Che ci fosse bisogno di un simile sondaggio popolare lo sanno coloro che, con un blitz, hanno chiesto e ottenuto il voto interno sulle primarie. Argomento posto in discussione nelle “varie ed eventuali” della seduta dello stesso direttivo di giovedì scorso, 22 ottobre. Quasi fosse una questione secondaria, priva di importanza strategica e politica. Un colpo di mano, insomma, incluso in una voce in coda all’ordine del giorno, buttato lì per spiazzare i presenti e lo stesso segretario Francesco Speroni, che lo ha messo ai voti.

Tutto ciò frutto delle velleità di proporsi alla candidatura, per ottenere la quale vale tutto, anche le scorrettezze procedurali e gli sgambetti, fino al tentativo di delegittimare chiunque rappresenti un ostacolo. Per uscire di metafora, la componente che fa capo a Paola Reguzzoni, pasionaria di fede bossiana che punta da sempre alla poltrona di primo cittadino, le ha provate e le prova tutte per centrare l’obiettivo, cioè la candidatura della stessa Reguzzoni.

Ma c’è un problema: il candidato sindaco del centrodestra va condiviso con gli alleati, non è una questione soltanto leghista, caso mai dell’intera coalizione. Non a caso da Fratelli d’Italia e Forza Italia si sono già levate critiche e mugugni. I segretari cittadini dei due partiti hanno fatto sapere che non ci stanno, che forse bisogna parlarne prima, che la nomina del possibile capo dello schieramento non è un’esclusiva della Lega. Vale per Busto Arsizio come per tutte le altre città che vanno alle urne, Varese e Gallarate. Si tratta di un discorso che finirà per andare al di là delle singole comunità, arrivando in sede regionale e, soprattutto per Busto Arsizio, quinta città della Lombardia, fino a Roma.

Ci sono da rispettare equilibri e appetiti, più o meno motivati. Per esempio l’idea dei meloniani di imporsi sia a Busto sia a Gallarate, e di qualche forzista di mettere la propria firma a Varese o a Busto. Il tutto nella logica della spartizione sulla base dei rapporti di forza, dei sondaggi e, appunto, delle ambizioni. Dopo di che, la Lega ha diritto di discutere come e dove le pare di primarie. Speroni dice di muoversi sull’esempio di Milano, con  i milanese chiamati ai gazebo per scegliere chi rappresenterà i salviniani per la corsa a Palazzo Marino (promossa Silvia Sardone).

Diciamo che Speroni ha più di una ragione. Se non fosse che il direttivo bustocco pecca di intempestività, una fretta che cozza contro il momento congressuale e con le esigenze, altrettanto legittime, degli alleati. Una fretta che non è foriera di serenità, fuori e dentro la Lega. Soprattutto dentro, con una sezione divisa, litigiosa, rancorosa e, diciamolo senza tema di smentite, con troppe prime donne che vogliono essere regina, con qualcuna di loro che non considera le conseguenze politiche, ben oltre Busto Arsizio, delle sue sguaiate mosse.

Busto, decisione a sorpresa: il candidato sindaco della Lega scelto con le primarie

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