Pro Pal ostili a Israele, ostili allo sport

ciclismo pro pal trittico
Proteste dei pro Pal alla Vuelta di Spagna 2025. Obiettivo: il Team Israel

Coppa Bernocchi e Tre Valli Varesine, due classiche del Trittico Lombardo in agenda lunedì 6 e martedi 7 ottobre, non avranno al via la Israele Premier Tech.  Una doppia defezione che si somma alle annunciate assenze del team a tutte le gare autunnali in Italia. La decisione dei dirigenti della squadra è arrivata, come raccontano alcuni media, dopo lunghe trattative con gli organizzatori delle diverse corse. Motivo? Il clima di ostilità verso Israele con le continue manifestazioni di piazza per protestare in favore della Palestina. Il timore, come già accaduto in Spagna durante le tappe della Vuelta, è che le gare possano essere interrotte dai gruppi pro Pal, fino a degenerare in atti di violenza e scontri con le forze dell’ordine. Gruppi che potrebbero sfruttare nell’occasione la visibilità “gratuita” offerta dalle dirette televisive già programmate per trasmettere le gare.

Insomma, si tratta di un’assenza preventiva per evitare il peggio. Ce n’era bisogno? Visto il clima di questi ultimi giorni in Italia, probabilmente sì. Che sia giusto, probabilmente no. Non lo è perché si tratta di sport e gli atleti non dovrebbero essere confusi con le scelte dei governi dei Paesi che rappresentano. E’ quasi un’ovvietà, ma anche le ovvietà vengono spesso ignorate per le ragioni della politica. Benché, nel caso della Palestina e della Striscia di Gaza, vi siano soprattutto ragioni umanitarie che determinano le reazioni che conosciamo: purtroppo ci è noto il massacro compiuto ai danni della popolazione civile, che chiama in causa le sensibilità di ciascuno di noi. Al di là della politica.

Attorno a tutto questo c’è anche chi soffia sul fuoco, da qualunque parte si prenda la questione e a seconda delle appartenenze. Fino a mettere in discussione le stesse manifestazioni sportive, che per loro natura dovrebbero stare “al di fuori” o, comunque, “al di sopra”. Di più: hanno il compito morale di unificare, non di dividere. A complicare gli scenari intervengono poi le contraddizioni degli organi di governo dello sport internazionale. Prendiamo la partecipazione degli atleti russi e bielorussi alle diverse manifestazioni: via dall’atletica, ma non dal tennis, ai Giochi Olimpici (Milano-Cortina 2026) si va senza inno e bandiere, ma a seconda di regole che cambiano di continuo.

Si tratta di una situazione che riflette il difficile, delicatissimo momento, il caos generale, la confusione nei rapporti e la disonestà intellettuale dei governanti, incapaci (per calcolo) di trovare soluzioni definitive a beneficio della pace. Certo, qualcosa di buono pare stia accadendo proprio in queste ore a Gaza. Dobbiamo pensare positivo, ma non è facile. E per l’Ucraina? Nel frattempo chi paga lo scotto del guazzabuglio mondiale è anche lo sport. Sono i ciclisti che hanno il solo scopo di mettersi alla prova, ma nelle gare a cui partecipano. Meglio, nelle gare a cui possono partecipare senza essere sottoposti a pubblici linciaggi per responsabilità che non sono le loro.

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